Finanza
Il Comune: stop pagamenti ai creditori
La giunta blinda le casse per cercare di rispettare il Patto di stabilità 2014. Fermati anche nuovi lavori pubblici
GROSSETO. E io non pago. Puntuale come l’ingresso della primavera anche quest’anno il Comune di Grosseto blinda le sue casseforti: obbligo ai dirigenti di risparmiare su ogni briciola; stop a nuovi appalti pubblici; caccia serrata ai debitori; e soprattutto stop ai pagamenti. Da oggi e sino a data da destinarsi, insomma, chi deve avere soldi dall’ente pubblico non può far altro che mettersi in coda e aspettare.
La questione è quella di sempre, il famigerato Patto di stabilità: per mantenere in equilibrio i suoi squilibratissimi conti, lo Stato impone agli enti locali di incassare (per le quote in parte capitale) più di quanto spendono; e per chi sgarra sanzioni micidiali. Ogni anno l’asticella si alza. E così se nel 2013 Grosseto aveva dovuto fare i salti mortali per arrivare (con successo) a un “surplus” di 6 milioni e rotti, stavolta il traguardo è fissato a più di 8 milioni, per l’esattezza 8,098.
Un limite che ad oggi ha il sapore dell’invalicabile, anche perché l’anno contabile 2014 parte già da -2: i 2 milioni di euro che a gennaio il Comune ha distribuito per saldare i debiti “sospesi” a fine 2013. Ma impossibile o no, la missione bisogna tentarla. E così, pur «criticando l’attuale impostazione del Patto di stabilità» che soffoca l’economia, la giunta Bonifazi l’altro giorno ha firmato il giro di vite: la delibera numero 71 del 4 marzo, che lascia poco spazio al sorriso.
Ribadito che la priorità è rispettare il Patto, sindaco e assessore dettano le regole. La prima, incassare tutto e risparmiare su tutto, anche sulle cifre che verranno stanziate col prossimo bilancio di previsione. Poi c’è il compito attribuito al dirigente del Servizio finanziario: «Coordinare gli altri dirigenti» affinché si contengano le spese, si acceleri la riscossione dei crediti e ci si pensi su dieci volte prima di dare il via a nuove spese.
Ancora, la direttiva agli Uffici riscossione entrate: velocizzare gli iter, anche ricorrendo ad «azioni monitorie e forzose nei confronti dei debitori».
Per tutti gli uffici, inoltre, c’è il preciso mandato «a non avviare nuove procedure di appalto e affidamento lavori o di sospendere le procedure in corso non ancora concluse che implichino nuove spese in parte capitale ancorché già finanziate, onde non creare ulteriori situazioni di credito da parte dei fornitori, a meno che non si tratti del completamento di cantieri già in itinere la cui sospensione potrebbe causare danni gravi e irreparabili o la perdita di finanziamenti».
E per finire la botta più dura: «Sospendere tutti i pagamenti e riprenderli solo qualora emergano margini di sicurezza per il raggiungimento del saldo obiettivo di Patto 2014».
Paralisi totale, dunque? «No _ assicura l’assessore al bilancio e vicesindaco Paolo Borghi _ i cantieri aperti vanno avanti e per quelli da aprire la decisione è comunque legata a verifiche in itinere sulla situazione contabile». Nessun rischio di stop, dunque, ai lavori in corso in diversi impianti sportivi cittadini e soprattutto nelle scuole (via Mascagni, Marina di Grosseto, viale Uranio...). Quasi certamente però slitterà l’avvio del ponte ciclabile sull’Ombrone, 2 milioni già finanziati.
Per quanto riguarda le imprese creditrici, invece, l’unica consolazione è che _ come nel 2013 _ il Comune stipulerà accordi con le banche, che su certificazione dell’ente anticiperanno i soldi ai privati con mutui a tassi ridotti (2-3%). L’anno scorso aderirono Mps, Popolare dell’Etruria, Ibis e Banca della Maremma, e «contiamo nel rinnovo dell’impegno da parte almeno di questi istituti», dice Borghi.
Il quale non rinuncia a un ultimo sfogo: «Grosseto è un Comune virtuoso. Negli ultimi anni abbiamo ridotto il debito di quasi 40 milioni rispettando sempre il Patto. Senza questa “tagliola” avremmo subito almeno 6 milioni da investire, non aumentando il debito. E invece siamo costretti a stringere su tutto. Costretti da uno Stato dal quale oggi il Comune avanza 2 milioni e 676mila euro per le spese degli uffici giudiziari non rimborsate e per mancati trasferimenti dovuti». Come dire, pesce grosso mangia pesce piccolo. E il più piccolo, come sempre, è il cittadino. (e.g.)
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