Il Tirreno

Grosseto

al puntone

A un mese dall’alluvione il Veliero stasera riapre

A un mese dall’alluvione il Veliero stasera riapre

PUNTONE. Un mese fa c’era una linea sulla parete a segnare il disastro. Sopra, il muro risplendeva del suo giallo sfumato originale, capace di brillare al primo raggio di sole; sotto, invece, l’acqua...

3 MINUTI DI LETTURA





PUNTONE. Un mese fa c’era una linea sulla parete a segnare il disastro. Sopra, il muro risplendeva del suo giallo sfumato originale, capace di brillare al primo raggio di sole; sotto, invece, l’acqua del Fico aveva colorato tutto di un marrone torbo. Attorno, poi, era un via vai di gente con sacchi della spazzatura in mano, di calcinacci, di macchinari da portare a riparare. «È una botta incredibile, da cui è difficile alzarsi». Aveva detto allora Piero Orsi, uno dei titolari. Ma questo era un mese fa, pochi giorni dopo la piena che ha devastato il Puntone. L’olio di gomito e la buona volontà infatti hanno ripulito tutto, messo in ordine la cucina e riportato tutto ai suoi colori naturali. E così, questa sera, il ristorante Il Veliero è pronto a riaprire i battenti. «Le piante arrivano tra poco, poi oggi pomeriggio apparecchiamo» dicono tra di loro due ragazze. Nel registro ci sono già dei tavoli prenotati e il menù è tornato quello di prima. «Anzi, anche meglio» sorride Orsi. Ma non è stato facile arrivare fin qui. «Abbiamo lavorato tutti i giorni per tutto il giorno. Da quella notte non sono più esistite le domeniche». La notte in questione è quella del 31 gennaio, quando la piena del Pecora ha affondato trenta barche al Puntone, distrutto un molo, fatto franare una strada. E a venti metri dal ristorante infatti corre il Fico, allacciante del Pecora, che è esondato andando ad allagare la sala, la cucina e tutto il locale. «Ora stanno lavorando, ma non possiamo sapere se gli argini la prossima volta resisteranno» dice Orsi. Davanti all’entrata, al di là della strada, reti arancioni dal cantiere isolano il mucchio di terra su cui stanno lavorando gli operai.

Torniamo dentro, dove le tovaglie blu fanno da contrasto con la rinata parete gialla. «Per fortuna ci hanno dato una mano amici e parenti. Non solo pratica, ma anche morale».

«I danni?» si chiede Orsi. «Meglio non pensarci. Comunque ancora non li possiamo calcolare: siamo stati chiusi un mese, tutte le provviste alimentari sono andate perse, così qualche mobile. Mentre gli altri macchinari li abbiamo fatti aggiustare». Ricomprare tutto infatti significava chiudere i battenti. «Lo vede quel piccolo forno lì?» chiede indicando in cucina uno sportello minuscolo. «Solo quello costa 13mila euro. Faccia lei i conti se dovevamo ricomprare tutto». Avete fatto la richiesta per gli indennizzi? «Abbiamo sporto denuncia contro ignoti e sarebbe bello risalire alle responsabilità. Poi porteremo tutte le fatture al commercialista che le girerà al Comune di Scarlino per dare il via all’iter. Ma non penso che vedremo un soldo» dice desolato Orsi. Intanto dalla finestra entra uno spiraglio di luce, che accende tanto il blu della tovaglia che il giallo sfumato della parete. In vetrina sono tornati prosciutti e vongole. In cucina un uomo vestito di bianco prova i fornelli. «Anche meglio di prima» sorride Orsi.

Alfredo Faetti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa