Il Tirreno

Grosseto

Muffa e amianto, una casa da incubo

di Guido Fiorini
Muffa e amianto, una casa da incubo

Il caso della famiglia Fantoni, in causa con il Consorzio Acli: «Costretti a vivere in un ambiente insalubre»

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GROSSETO. Avevano comprato la casa, una decina di anni fa, accollandosi un mutuo pesante. Poi quell’appartamento di 77 mq che era un po’ il sogno della vita, in via De Sica, zona Casalone, costruito dal Consorzio Coop Acli, è diventato un incubo che sta distruggendo la vita di Alessandro Fantoni e della moglie Sonia Margiacchi.

Quasi subito la casa si è riempita di muffa, in ogni stanza, colpa di un tubo mal piazzato che ha trasformato le fondamenta in un laghetto maleodorante. Poi, quando l’Acli, per l’ordinanza del giudice Ottati ha fatto i lavori, dalle fondamenta sono spuntati pezzi di amianto, eternit sotterrato lì da qualcuno. Tanto che la famiglia ha sporto una denuncia ai carabinieri e c’è un’indagine in corso.

In mezzo la crisi si è portata via l’azienda del Fantoni, la Tessile Toscana Sas, tanto che è diventato impossibile pagare il mutuo e la casa è stata pignorata. E non è finita. Perché la signora Sonia, invalida civile all’80% per una patologia immunitaria, è peggiorata perché costretta a vivere in un ambiente insalubre. «Avessimo i soldi per fare i lavori la metteremmo a posto - ci dice Fantoni - ma qui va tolto e rimesso l’intonaco in tutte le stanze. Non ce la possiamo fare. Adesso speriamo di avere un po’ di giustizia. Ma certo non potevamo immaginare, comprando una casa nuova, di trovarci di fronte a un problema così».

Adesso con il Consorzio Acli sono in causa. Vogliono i danni causati dai difetti di costruzione. E quelli conseguenti per la malattia della signora. Ma, soprattutto, vorrebbero tornare a una vita normale.

Si sono affidati a un avvocato grossetano che, come prima cosa, con un ricorso d’urgenza (maggio 2012, articolo 700 codice di procedura civile) accolto dal giudice Ottati e confermato nel dicembre dello stesso anno dopo il ricorso del Consorzio, ha ottenuto che venissero fatti i lavori per spostare il tubo. Il giudice, infatti, ha riconosciuto vizi di progettazione e costruzione da risolvere con lavori edili strutturali. «Sotto alla casa avevamo un laghetto - spiega Fantoni -. Fra l’altro in una zona non accessibile, per arrivarci abbiamo dovuto sfondare un terrazzino. Certo è che l’acqua sporca, per capillarità, ha causato le muffe, che ormai sono ovunque. La casa, per l’Asl, è insalubre. Ma noi non abbiamo altro posto dove andare e mia moglie peggiora giorno dopo giorno. Non abbiamo i soldi e non riusciamo neppure a vendere la casa, chi la comprerebbe mai in queste condizioni?»

Poi è venuto fuori l’amianto. «Quando sono stati fatti i lavori nel sottosuolo sono apparsi questi pezzi di eternit. Di varia forma. Li ho fatti analizzare, sono di amianto. Erano stati sotterrati nelle fondamenta della casa: ho subito sporto denuncia ai carabinieri. La nostra vita è diventata un inferno, ora voglio almeno giustizia».

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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