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Depuratore, pasticcio sui risarcimenti

Depuratore, pasticcio sui risarcimenti

In appello la Corte dei Conti conferma le condanne, ma indirizza i soldi al Commissario e non al Comune: un errore?

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MONTE ARGENTARIO. Un banale errore di trascrizione che potrebbe costare circa 600mila euro al Comune di Monte Argentario. Sempre che di un errore si tratti e non di un clamoroso “cambio di rotta” intervenuto tra due sentenze (primo grado e appello) della Corte dei Conti.

La vicenda, ormai antica, è quella arcinota del depuratore di Terrarossa. La storia affonda le sue radici alla fine del secolo scorso (1997), quando l’impianto fu inaugurato in un coro di applausi; si snoda in anni di problemi di ogni genere e approda a un primo step giudiziario nel luglio 2005, quando _ in primo grado _ la Corte dei Conti condanna quattro persone a risarcire per complessivi 375mila euro il Comune di Monte Argentario; nel 2013 nuovo passaggio cruciale, quando in appello lo stesso Tribunale conferma tutto e anzi condanna altre cinque persone, in precedenza assolte, a risarcimenti per ulteriori 200mila euro complessivi.

Conferma tutto, la Corte, se non un “piccolo” particolare: dopo aver ribadito che il danno lo subì il Comune di Monte Argentario, in fondo alla sentenza scrive che il risarcimento (passato nel frattempo da 375 a 575mila euro, più interessi) deve andare al commissario straordinario della laguna di Orbetello. E qui comincia la parte nuova della storia, nella quale – ovviamente _ ancora un volta non mancano avvocati e carte bollate.

Dopo un primo sobbalzo sulla sedia, infatti, al Comune di Monte Argentario si sono chiesti come fosse possibile che la Corte avesse deciso di cambiare il destinatario del maxirisarcimento, pur confermando che il danno lo aveva subito il Comune. Così, passato lo choc, si è capito che con ogni probabilità si è trattato di un mero errore materiale, niente più. Solo che correggere quel che è scritto nero su bianco in una sentenza non è proprio come modificare un messaggio tra amici. Perciò il Comune del Promontorio si è dovuto rivolgere a un avvocato, Andrea Pettini del Foro di Firenze, affidandogli l’incarico di «formulare istanza in forma di ricorso, nei confronti dalla Corte dei Conti Sezione seconda giurisdizionale Centrale di Appello, per ottenere, trattandosi di mero errore materiale, la correzione del dispositivo della sentenza n. 301/2013». Il tutto per un compenso di quasi 4.500 euro Iva compresa.

E vabbè, dopo 14 anni di contenziosi in fondo questa è solo l’ultima (o così si spera) grana da sbrigare. Già nel 2000 infatti il Comune chiese il risarcimento danni per vizi funzionali e difetti strutturali. E nel 2005 _ come detto _ la Corte dei Conti condannò i tecnici Antonio Ludovico, Cesare Billi e Gianfranco Savelli (100mila euro ciascuno) e l’allora commissario al risanamento della laguna Rolando Di Vincenzo (75mila euro) a risarcire il Comune di Monte Argentario. Condanne confermate nella sentenza d’appello del 2013, che addirittura ha esteso l’obbligo di risarcire anche a Luca Carretti e Roberto Visconti (50mila euro), a Mauro Ginanneschi (50mila euro), a Pier Luigi Giovannini (30mila euro) e Cristina Arancini (20 mila euro). Una sentenza quasi fotocopia rispetto alla prima (se non per le ulteriori condanne), ma con quella “minuscola” eppure sostanziale differenza conclusiva, nell’indirizzo del destinatario dei risarcimenti.

Il Comune di Monte Argentario è comunque sicuro: non esistono i presupposti per un rovesciamento di tale portata, altro non può essere che un “errore materiale”.

Il sindaco Arturo Cerulli _ da parte sua _ricorda la vicenda ma si dice «persona non adatta ad addentrarsi in queste faccende economico - legali». Di certo i suoi uffici hanno dato mandato a un avvocato (la determina è all’Albo pretorio on line) di intervenire: evidentemente, dunque, quei soldi non sono proprio sgraditi...

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