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Grosseto

castel del piano

«Al museo le croci di Audibert»

«Al museo le croci di Audibert»

Dopo che molte sono state danneggiate, una proposta per tutelarle

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CASTEL DEL PIANO. «Mettiamo le ultime croci di Audibert originali nel museo di Palazzo Nerucci e al loro posto installiamo delle copie. Per mantenere in vita un pezzo di storia». Dopo che per la seconda volta, a Castel del Piano, una delle monumentali croci di legno di Baldassarre Audibert, è stata distrutta da un’automobile che vi è sbattuta contro a causa della grandine che era caduta in abbondanza, adesso c’è chi quelle croci le vuole salvare.

L’idea di sistemare le poche originali rimaste in un museo è venuta ad Alfredo Pii, montegiovese, attento da sempre ai beni culturali del comune e anche “grillo parlante” nei confronti della vita politica locale. Sulla questione croci di Audibert, Pii passa in rassegna quelle ancora esistenti nel comune di Castel del Piano che sono ancora fatte col medesimo legno con cui Audibert le volle nel 1846.

Delle tante croci di legno che il misterioso Baldassarre, mistico predicatore ottocentesco, volle piantare a Castel del Piano si ha memoria di quelle di Tepolini, Piandelballo, Santa Lucia, Casella Bassa, Ciaccine, Fattorone, Montoto, Noceto. Tutte croci collocate in luoghi densi di suggestione, a custodia delle strade, ai crocicchi, ai bivi, ai trivi, quasi per mettere ogni volta il viandante alla prova di una scelta della strada giusta.

Di questo lungo elenco di Castel del Piano (ma ve ne sono anche a Seggiano, Potentino, Fornaci, San Lorenzo, Abbadia, Selvena), alcune sono scomparse (addirittura spariti pure i piedistalli di peperino), altre rifatte in epoca successiva al 1846, data scolpita con la sigla B.A.P. (Baldassarre Audibert Pax o posuit) nei cippi, e solo tre sono ancora originali: quella di Federico, di Casidore e di Montoto (quella rovinata dall’incidente di domenica scorsa).

Alte tutte più di due metri e mezzo, rifinite, alcune con raggere e con decorazioni sono state sottoposte più volte a parziali restauri.

Adesso Alfredo Pii lancia il suo appello: «Togliamole di lì – dice – esponiamole a palazzo Nerucci e al loro posto mettiamoci delle copie. Dobbiamo assolutamente salvare questo pezzo di storia paesana, quella in cui la comunità sotto la predicazione di un povero pellegrino cencioso, seppe riscattarsi dalla violenza delle guerre, della povertà e dell’isolamento, chiudendo il paese e la montagna in una simbolica cintura di croci, simboleggiando il viaggio dell’uomo pellegrino in cerca di una via e di una meta». (f.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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