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la replica

«Se il giudice vi dà ragione l’iter del recupero si blocca»

GROSSETO. Perché nel 2014 l’Inps chiede agli agricoltori contributi di otto anni prima? Perché se la legge è del 2006, l’Inps “si sveglia” solo nel 2010? E perché se uno lavora solo due al giorno, il...

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GROSSETO. Perché nel 2014 l’Inps chiede agli agricoltori contributi di otto anni prima? Perché se la legge è del 2006, l’Inps “si sveglia” solo nel 2010? E perché se uno lavora solo due al giorno, il suo datore di lavoro gli deve versare contributi per otto ore?

Il Tirreno lo ha chiesto direttamente all’Inps. «La legge – spiegano dalla sede fiorentina dell’Istituto di previdenza – è del 2006 ma dal momento in cui una legge viene emanata a quello in quello in cui diventa operativa c’è un iter procedurale, c’è da stabilire le modalità di riscossione: insomma, tempi tecnici».

L’Istituto spiega che, una volta rivisti i calcoli, ci sono stati tentativi di accordo tra Inps, associazioni di categoria e sindacati a livello nazionale. «La proposta era che le aziende si mettessero in regola e l’Inps avrebbe fatto pagare loro i contributi, senza far perdere le agevolazioni. Ma l’accordo non c’è stato e per i mesi in cui le ore sono incongrue, gli agricoltori hanno perso pure le agevolazioni».

Resta da capire perché chi lavora due o tre ore deve avere contributi per otto ore. L’Inps fa capire che il sospetto è che ci siano casi in cui aziende hanno dichiarato meno ore per pagare meno contributi.

«Se i dipendenti hanno lavorato meno ore, basta dimostrare la causa, ad esempio il maltempo», spiega l’Inps. Ma come poter dimostrare, a tanti anni di distanza, se il tal giorno di otto anni fa pioveva o no? «Le aziende sono tenute a scrivere tutto – dice l’Inps – poi l’Inps verifica con gli istituti di meteorologia». Quanto al motivo per cui, nonostante i ricorsi in atto, sono partite comunque le cartelle esattoriali, l’Inps precisa che «per legge il ricorso amministrativo non interrompe l’iter del recupero. Se si vuole interromperlo si deve fare ricorso alla giustizia ordinaria e il giudice deve dare ragione al ricorrente». (f.f.)

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