Il Tirreno

Grosseto

Addio Silvano Gallorini il barbiere della boxe

Addio Silvano Gallorini il barbiere della boxe

Domani alle 9 in Duomo il funerale del presidente degli Amici del pugilato Dieci anni fa aveva inaugurato il museo nell’androne del municipio

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GROSSETO. Scuoteva la testa, Silvano, quando leggeva il mondo di oggi con gli occhi di ieri. Non per disperazione ma perché troppo affezionato ai tempi della sua gioventù. Formidabili quegli anni, quelli in cui aveva aperto la bottega di barbiere e aveva seguito da vicino uno sport - la boxe - che lo aveva affascinato da sempre. Al punto che aveva speso gli ultimi anni della sua vita a rendere omaggio ai campioni di un’epoca irripetibile allestendo con pazienza e passione il Museo del pugilato.

Silvano Gallorini è morto ieri pomeriggio, nella sua abitazione di via Oberdan. Aveva compiuto 80 anni a novembre e da tempo, da troppo tempo, lottava contro la malattia. Se n’è andato con un ultimo respiro difficile mentre gli stringevano la mano Franca, la moglie, con cui si era sposato davanti al vescovo Agostinelli, e Barbara, la figlia, che lo hanno accudito fino all’ultimo, in quella casa piena di foto e ritratti che celebrano la storia dello sport e ricordano il lavoro di Silvano.

Gallorini non aveva praticato la boxe («ma da giovane il ciclismo sì», ricordava con orgoglio quando parlava del tempo “rubato” al mestiere per potersi andare ad allenare) ma dalla sua bottega di barbiere erano passati tutti i pugili maremmani dell’epoca d’oro. E proprio la sua bottega, specialmente quella di via Matteotti, era diventata col tempo l’embrione del Museo poi realizzato in grande stile giusto dieci anni fa nell’androne del municipio, dopo che in precedenza era stata eretta la statua in largo Manetti. Medaglie, guantoni, diplomi, coppe, foto, centinaia di ritagli di giornale. Silvano si era dedicato a una ricerca certosina insieme agli Amici del Pugilato, l’associazione di cui era fondatore e presidente e che aveva creato per dare degno risalto a una disciplina troppo cambiata e troppo dimenticata.

Era andato in pensione nel 2004, dopo una vita trascorsa a fare barbe e tagliare i capelli. Iniziata da garzone, tra mille sacrifici, in un’epoca in cui i barbieri lavoravano anche e soprattutto la domenica, dall’alba alla sera. Silvano ricordava spesso con gli amici quando lavorava in via Tripoli e quando andava alla fontana in piazza per prendere l’acqua che serviva a radere. Poi si era messo in proprio e su quelle poltrone rosso scuro marcate “Scuderi” e fabbricate a Catania, tra quei mega specchi fronteggianti sulle pareti che rimandavano le figure all’infinito, si sono sedute almeno tre generazioni di grossetani. Il suo lavoro e tutto ciò che aveva fatto per la comunità grossetana erano stati riconosciuti anche dal presidente della Repubblica: nel 2004 Ciampi gli aveva conferito l’onorificenza di cavaliere.

L’ultimo addio a Silvano domani alle 9 in Cattedrale. Poi la salma sarà portata a Livorno per la cremazione. (p.s.)

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