Finanza
Offese e pedinamenti Condannato stalker
FOLLONICA. La conoscenza sul lavoro - all’ippodromo di Follonica - era diventata amicizia e poi affetuosa simpatia. Ma lui voleva andare oltre, mentre lei di tutte quelle richieste di prestazioni...
FOLLONICA. La conoscenza sul lavoro - all’ippodromo di Follonica - era diventata amicizia e poi affetuosa simpatia. Ma lui voleva andare oltre, mentre lei di tutte quelle richieste di prestazioni sessuali non voleva nemmeno sentire parlare. Così, come capita spesso in situazioni di questo genere, lui l’aveva messa in stato di assedio: non nella forma galante del corteggiamento ma, secondo l’accusa, in un vero e proprio stalking che si era protratto per un paio di mesi, tra l’aprile e il giugno 2010. Il tutto accompagnato da offese e molestie telefoniche. Come anche dalla violazione del domicilio della donna (43 anni, abitante a Follonica), costretta a chiudersi a chiave in camera da letto, la cui porta era stata più volte colpita dall’uomo che cercava di entrare e che aveva rotto vari oggetti di arredamento.
Per questi reati - ma anche per aver minacciato il figlio all’epoca 13enne della donna di «prenderlo a cazzotti» per essersi schierato in difesa della mamma - un grossetano di 39 anni è stato condannato dal giudice Muscogiuri a 1 anno e 5 mesi (sospensione e non menzione), nonché al pagamento delle spese di mantenimento durante la custodia cautelare. Perché l’uomo, nel luglio del 2010, era stato arrestato in esecuzione di una misura cautelare emessa dal gip; era tornato libero cinque giorni dopo e proprio quella sera era tornato davanti alla casa della donna per «sfogare le sue solite manifestazioni di irrisione e livore».
Più volte erano intervenuti i carabinieri (anche nella stessa giornata), chiamati dalla donna, per mettere fine ai comportamenti dell’uomo. Il quale sarebbe arrivato anche a minacciare di morte la donna («ti dò fuoco»). C’erano comunque pedinamenti e “agguati” ma anche numerosissimi messaggi, telefonate, a tutte le ore del giorno e della notte. E poi le offese a sfondo sessuale che alludevano all’atteggiamento che lui attribuiva alla donna. Il giorno in cui erano avvenute le minacce al figlio della donna (il 5 giugno), l’imputato si era tirato giù i pantaloni esibendo i genitali. Il 16 giugno invece l’episodio della violazione del domicilio.
La donna si è costituita parte civile: sarà il giudice civile a stabilire l’entità dei danni causati.
(p.s.)
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