Il Tirreno

Grosseto

«Casella non ha toccato gli apparati della nave»

di Pierluigi Sposato
«Casella non ha toccato gli apparati della nave»

Il consulente di Costa si è avvalso della facoltà di non rispondere al giudice La difesa chiede la revoca del divieto di dimora. Oggi tocca a Porcellacchia

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GROSSETO. Comandante Casella, ma lei ha messo le mani sugli apparati della Concordia? «Assolutamente no - risponde per lui il suo difensore, l’avvocato Simona Brizzi - E qualora fosse ipotizzabile un qualcosa del genere, non sarebbe comunque mutazione dei luoghi».

Camillo Casella, consulente di Costa nel processo Schettino, non risponde al cronista come non ha risposto al gip Marco Bilisari davanti al quale si è presentato per l’interrogatorio di garanzia, passaggio indispensabile dopo la misura che dall’altra settimana impedisce a lui - come all’altro indagato Franco Porcellacchia - di recarsi a Isola del Giglio. Sospettato di violazione dei sigilli e di frode processuale per un accesso non autorizzato sul relitto sequestrato (il 22 gennaio), Casella si è avvalso della facoltà di non rispondere. Formalità durata pochi istanti, anche se l’udienza di ieri è durata una ventina di minuti: perché il suo avvocato ha chiesto la revoca della misura cautelare. Il pubblico ministero Stefano Pizza si è riservato di far conoscere il proprio parere al termine dell’interrogatorio di questa mattina, quando sarà sentito Porcellacchia, l’ex custode giudiziario che avrebbe permesso in tale veste di far salire il consulente di Costa. Dopo, il giudice deciderà.

Cosa ha detto l’avvocato Brizzi? In sostanza ha puntato su due aspetti: sull’assoluta buona fede di Casella, che non credeva affatto di violare i sigilli, e sul fatto che non c’è stata alcuna volontà di ingannare il Tribunale. Non ci sarebbero più oggi i gravi indizi che avevano giustificato l’emissione dell’ordinanza perché ormai la situazione è stata cristallizzata anche dagli accertamenti successivi, riferendosi verosimilmente all’attività svolta dalla Procura lunedì 24. Del resto, Casella aveva raccontato tranquillamente ciò che era accaduto: se avesse saputo di aver tenuto un comportamento oltre la legge, si sarebbe astenuto, ha fatto notare l’avvocato Brizzi. E poi, come poteva sapere che l’accesso (il suo come quello di altri tecnici) non era autorizzato? Secondo la difesa, Casella era stato convocato insieme ad altri esperti e lo scopo del sopralluogo del 22 gennaio era solo e soltanto quello di preparare l’accesso dei periti dell’indomani in situazione di assoluta sicurezza. Non vi è infine prova che il comandante avesse toccato gli apparati della nave.

Casella è apparso tranquillo, come lo è del resto in tutte le sue presenze al processo. Prima dell’udienza ha parlato della sua passione per il podismo, con un allenamento effettuato anche al Giglio. Comandante Casella, ma la rivedremo al processo? «Non so, dobbiamo decidere», risponde ancora per lui l’avvocato Brizzi.

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