Il Tirreno

Grosseto

Rodolfo Siviero, storia dell’uomo che salvò l’arte dalla razzia nazista

di Paolo Mastracca
Rodolfo Siviero, storia dell’uomo che salvò l’arte dalla razzia nazista

Originario di San Martino sul Fiora, è anche noto come “l’agente segreto che sfidò Hitler” Nascosto in paese e avuta salva la vita, regalò alcune opere alla comunità. Il racconto di un testimone

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SAN MARTINO SUL FIORA. Ci sono personaggi che con il loro coraggio, le loro azioni e la tenacia con cui hanno perseguito le proprie idee e convinzioni hanno contribuito a scrivere la storia e forse anche a deviarne il corso. Un personaggio così è stato Rodolfo Siviero, definito anche «l’agente segreto che sfidò Hitler per salvare l’arte». La sua vita assomiglia a un romanzo, tra mille peripezie vissute nel periodo buio del fascismo, e il punto nevralgico di questa storia ha la base a San Martino sul Fiora, la deliziosa località che fino al 1928 è stata amministrata da Sorano e successivamente è diventata frazione del comune di Manciano.

La madre di Rodolfo Siviero era Caterina Bulgarini, una signora nata e cresciuta a San Martino sul Fiora, luogo dove adesso riposa nel locale cimitero a fianco del marito maresciallo dei carabinieri di Guardistallo. La grande passione di Rodolfo Siviero era l’arte, e questo amore ne ha caratterizzato la vita: Siviero ha infatti combattuto il nazismo anche mettendo al riparo le opere d’arte che i tedeschi depredavano dall’Italia.

Dopo la guerra è andato a recuperarle oltre confine mettendo a frutto l’accurata operazione di intelligence effettuata preventivamente allo scopo di seguire la scia delle tracce che aveva seminato con grande intelligenza e capacità. Aveva stretto una forte amicizia con Giorgio De Chirico e collaborò con Galeazzo Ciano, oltre ad avere forti rapporti con il mondo ebraico che subiva forti e continue discriminazioni a causa delle leggi razziali.

Il momento topico della sua vita si è svolto a San Martino sul Fiora che non è soltanto un luogo simbolico ma ha rappresentato un eremo che gli ha salvato letteralmente la vita.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre Rodolfo Siviero era ricercato dai fascisti e fu costretto a scappare da Firenze. Con mezzi di fortuna e con enorme difficoltà raggiunse San Martino sul Fiora sapendo che soltanto in quel posto avrebbe trovato persone disposte a rischiare la propria vita per mettere in salvo la sua. In effetti così fu.

Una volta arrivato a San Martino sul Fiora, braccato dai fascisti, andò a bussare alla porta dei parenti della mamma. Corse ad aprire Corinto, all’epoca un bambino di appena 4 anni e attualmente titolare, insieme alla moglie Lauretta Pellegrini, del bar e del ristorante che si trovano nella piazza principale del paese.

Il signor Corinto ricorda tutto con grande nitidezza, come se fosse successo ieri. «Il locale – spiega – è quello dove adesso ci sono il bar e il ristorante. Andai ad aprire la porta e riconobbi Rodolfo che mi prese in braccio. Ai Bulgarini spiegò che era ricercato dai fascisti, ed essi non esitarono a nasconderlo. Pochi giorni dopo lo vennero a cercare, perquisirono la casa ma non lo trovarono perché era stato nascosto all’interno del tubo di scarico del bagno esterno. Fu un miracolo che non venne scoperto perché i fascisti misero a soqquadro tutta la casa, facendo intendere che non avrebbero esitato a sterminare l’intera famiglia se avessero scoperto il tradimento».

Quell’episodio salvò la vita a Rodolfo Siviero che ne fu grato in eterno alla famiglia Bulgarini e a tutto il paese di San Martino sul Fiora. Tanto è vero che tra le opere recuperate dopo la guerra alcune sono state portate dallo stesso Siviero a San Martino sul Fiora e sono tutt’ora conservate nella locale chiesa.

Nel ristorante, oggi apprezzato anche da star come Andrea Bocelli e Sabrina Ferilli, si respira aria di storia e Corinto Bulgarini conserva con giustificato orgoglio e un pizzico di emozione materiale significativo di Rodolfo Siviero che riposa a Firenze dal 26 ottobre 1983, il giorno in cui è morto all’età di 71 anni con L’Unità che gli dedicò un’intera pagina.

Particolarmente significativa è una lettera della Santa Sede che negli anni Sessanta nomina nobildonna Caterina Bulgarini. Un’autentica chicca è inoltre il libro “La Selva Oscura”, fatto stampare a tiratura limitata, dove c’è una dedica personalizzata per Corinto.

A Sovana esiste anche una via intitolata a Rodolfo Siviero, un sammartinese speciale. Perché questo incantevole paese gli ha offerto l’opportunità di non interrompere in maniera prematura il corso della sua vita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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