Sicurezza
Licenziata in tronco perché malata dall’Acquedotto
Lavorava come impiegata al depuratore di Grosseto Della Spora (Cisl): «Un comportamento terrificante»
GROSSETO. L’ultima volta che il suo medico le ha firmato un certificato per giustificare la sua assenza dal lavoro, ha scritto che per cercare di rimettersi in piedi, avrebbe avuto bisogno di altri due mesi. Un’assenza lunga, che le sarebbe servita per passare l’ennesima crisi causata da una brutta malattia cronica che rischia di ucciderla. Ma la salvaguardia della sua vita, la lotta che sta combattendo da anni non l’hanno messa al riparo. In risposta a quel certificato, la donna, che ha 54 anni e una figlia adolescente da crescere, ha ricevuto una raccomandata dall’Acquedotto del Fiora. Dalla società per la quale lavora da anni e che ha deciso di licenziarla perché ha superato il periodo di comporto della malattia. Una comunicazione che ha annichilito la donna e mandato su tutte le furie la Cisl. «Non siamo qui a scrivere se a fil di diritto è una cosa giusta o sbagliata - spiega Fabio della Spora, segretario dei chimici Cisl - per quello ci sono già i nostri avvocati che lavorano al caso. Quello che ci ha fatto male come sindacato è il modus operandi di questa azienda. Stiamo parlando di una azienda che sul territorio ha lauti profitti con tariffe ben più alte che in altre zone (le bollette le paghiamo noi) dove i soci di maggioranza sono i comuni che da una parte sostengono chi perde il lavoro, dall'altra mettono in mezzo ad una strada una donna malata. Fa rabbia vedere una azienda che finge di essere vicino ai suoi dipendenti con pranzi natalizi e dall'altra decide della vita o della morte degli stessi».
Era sola in casa, la cinquantaquattrenne, quando ha ricevuto quella raccomandata. Sulla busta c’era il logo della società per la quale lavora almeno dalla sua fondazione. Quando ha letto il contenuto di quella lettera e ha capito che non avrebbe più riscosso uno stipendio alla fine del mese, unica fonte di reddito sulla quale contare per mantenere sé e sua figlia, si è sentita male ed è servito l’intervento del 118. Poi però, di fronte ai sanitari e all’ambulanza, ha deciso di restare a casa, chiamando subito il sindacato al quale è iscritta. La reazione della Cisl non si è fatta attendere. «Purtroppo ogni giorno vediamo persone che perdono il posto di lavoro perché la loro azienda chiude ed è inevitabile - aggiunge della Spora - Ma quello che è successo alla Azienda Acquedotto del Fiora ha solo un aggettivo che può accompagnarlo: terrificante».
Altro modo per descrivere questa decisione, presa probabilmente valutando solo quello che stabilisce il diritto, il sindacato non riesce a trovarlo. Quella donna, sola e malata, ha una figlia di 16 anni da crescere. E una battaglia, quella per la sua salute, da combattere. «Potevano almeno avvertirci - aggiunge della Spora - e chiederle di prendere l’aspettativa. L’avremmo aiutata a trovare una soluzione. Ora possiamo solo sperare di trovare una soluzione e che una cosa così non accada mai più».
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