Il Tirreno

Grosseto

L’ospedale etiope dal cuore maremmano

di Gabriele Baldanzi
L’ospedale etiope dal cuore maremmano

Inaugurato a Sheraro il “Maiani hospital”, ottava donazione del filantropo di Caldana scomparso due anni fa

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SHERARO. Nel silenzio più assordante, quello che solitamente si riserva alle notizie belle, è stato inaugurato a Sheraro, nel nord della regione del Tigray, in Etiopia al confine con l’Eritrea, l’ospedale che ha preso il nome dal filantropo maremmano Mario Maiani, veterinario di Caldana scomparso due anni fa. Era presente anche una delegazione grossetana tra le massime autorità etiopi: il presidente del Tigray Abay Woldu, il ministro della sanità Hagos Godefay, il sindaco di Sheraro Tadese). E poi il professor Aldo Morrone del San Camillo di Roma e i vertici della onlus Iismas, beneficiaria di Maiani.

Migliaia le persone che hanno partecipato alla festa, con tante donne e bambini accorsi in massa a celebrare la generosità del nostro conterraneo. «Mai – racconta Mario Amerini, ingegnere in pensione ma soprattutto, fino all’ultimo, uomo di fiducia di Maiani – avevo visto un’opera pubblica così attesa. Canti, danze, rime e scene teatrali per rimarcare l’evento e l’amicizia italo etiopica. Sono operativi ora 50 posti letto, due sale chirurgiche, 6 ambulatori e tanti servizi dotati delle attrezzature più moderne, per servire un territorio di 200mila abitanti che vivono in baracche e capanne in una zona infiammata dalla guerra».

E nel corso del viaggio i delegati hanno testato anche l’altro ospedale di Maiani, costruito nel 2010, nella vicina cittadina di Adigrat. Qui negli ultimi sei mesi è stato raggiunto finalmente – e per la prima volta nella storia etiopica – l’indice zero di mortalità infantile.

«Maiani – prosegue Amerini – mi ricordava con una punta di amarezza, come nel 1936 lui, appena undicenne, ascoltasse la maestra che in classe esaltava l’impresa bellica italiana in Africa orientale appuntando bandierine tricolore sulla mappa dell’Etiopia, proprio sulle città di Adigrat e di Shirém, conquistate dall'avanzata del nostro esercito occupante. Ecco, oggi Maiani, conoscendo bene la sua schietta ironia, avrebbe detto bonariamente e lucidamente di aver “compensato” l’impresa coloniale con una riconciliazione storica tra due popoli che vale più della recente restituzione della Stele di Axum».

L’ospedale di Sheraro assiste decine di migliaia di rifugiati eritrei alloggiati in due campi profughi, che la delegazione italiana ha potuto visitare grazie alle autorizzazioni Onu. «L’opera di Maiani è tutt’altro che una mera azione da Libro Cuore – conclude il professor Morrone, direttore generale del San Camillo di Roma e pioniere dei soccorsi negli sbarchi di Lampedusa – è la risposta razionale a chi ci chiede di contenere i fenomeni di migrazione verso l’Europa. Il Maiani Hospital di Sheraro indica soprattutto ed in modo sistematico, il metodo che l'Europa deve adottare: creare servizi e benessere laddove partono i flussi così da contenerli. Questa è la priorità strategica e noi, grazie a Maiani, l’abbiamo messa in moto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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