Finanza
Commercio flop e aziende a picco
I dati dell’ultimo trimestre dell’anno raccontano la crisi Grosseto maglia nera in Toscana per vendite e investimenti
GROSSETO. La pecora nera della Toscana: arrivano puntuali i dati dell’Osservatorio regionale sul commercio e la Maremma ne esce con le ossa rotte. Sono numeri da brividi quelli resi noti dalla Camera di commercio sul 4° trimestre 2013. Tutte cifre con il segno meno: nel grossetano le vendite vanno peggio di tutte le altre province della Toscana. A picco. Solo il commercio massese, con un generale -8,3%, si tiene vicino alla performance grossetana che segna un tonfo pauroso: -8,6% rispetto al 4° trimestre del 2012. Tanto per farsi un’idea, Lucca argina l’emorragia e si ferma al -3,2%, Siena al -5,2 e Pisa al -4,5%. «Mai in Maremma – spiegano dalla Camera di commercio – nei 9 anni di osservazione del fenomeno è stato rilevato un periodo finale dell’anno con le vendite così a picco». E le previsioni per il breve e medio termine sono «Sempre poco confortanti».
Pmi nel tunnel. Altro che luce, quella che secondo alcuni s’iniziava a intravedere fuori dal tunnel non era altro che il faro di un treno: piccola e media distribuzione, in Maremma, sono alla canna del gas. Le vendite delle aziende che contano sino a 5 dipendenti crollano. Rispetto al 4° trimestre 2012 la discesa è pari al 10,4%. Un’ecatombe. Male, malissimo anche la media impresa, quella che occupa tra 6 e 20 addetti: nel grossetano la picchiata è pari a un -7,5%, oltre 3 punti percentuali peggio della media regionale (tra le altre, Pisa -3,4%, Siena -5,1%, Pistoia -4,7%). Sia nei dati dedicati alla piccola che alla media impresa la Maremma è maglia nera.
Gdo in apnea. Mentre i piccoli traballano i grandi non se la passano bene: con un -4,2% di vendite, pure la grandi distribuzione ha salutato una valanga di quattrini che non sono finiti nelle casse dei grossi centri con più di 20 addetti. Qui, però, la provincia di Grosseto non è ultima in Toscana: Massa Carrara fa peggio con un ben poco lusinghiero -5,2%.
Magra consolazione. Alimenti, vestiti e accessori. La Camera ci commercio diffonde pure dati divisi per settori. I negozi specializzati per abbigliamento e accessori segnano un calo del 7,8%. Un crollo che arriva a toccare il -9,5% se considerati prodotti per la casa ed elettrodomestici. Il risultato peggiore, con un -11,1% nei fatturati del 4° trimestre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012, lo segna la categoria che nell’indagine è indicata come “Altri prodotti non alimentari”. Lì sono compresi negozi d’informatica, sport e farmaceutica. A subire quel calo ci sono pure rivenditori di giochi e giocattoli, inclusi quelli elettronici: eppure, il trimestre preso in esame è quello che racchiude dicembre, mese degli acquisti natalizi. Il presidente. Il numero uno della Camera di commercio, Gianni Lamioni, guarda ai dati di fine 2013 con preoccupazione e rimanda alla condizione delle famiglie: sono allo stremo, dunque i consumi ne risentono. «Una recente ricerca della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie – dice Lamioni - ha rilevato che tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio è calato del 7,3% mentre la ricchezza è diminuita del 6,9%». Senza quattrini in tasca è difficile spendere, pure se è Natale. Inoltre, chi ha ancora un lavoro e può vantare la chimera tredicesima, già da qualche anno la vede morire sepolta dalle tasse. «Le festività natalizie in tempo di crisi non risultano più, stante la particolare situazione delle famiglie e del Paese – sottolinea Lamioni – un’opportunità per il rilancio dei consumi». Infine, fanno sapere dalla Cciaa, il clima di fiducia degli imprenditori grossetani nonostante i saldi invernali, «Risulta preoccupato e preoccupante», con pessime aspettative per il futuro.
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