Attenzione
«Non è un paese per giovani: io lascio»
Cinzia Pieraccini, assessore di Castel del Piano, esce dalla scena politica: «Troppi noci vecchi a fare ombra, l’orto muore»
CASTEL DEL PIANO. Cinzia Pieraccini, del Partito democratico, attuale assessore alla cultura del Comune di Castel del Piano, sbatte la porta ed “esce di scena”.
Lo afferma lei stessa, sintetizzando in una battuta, tutta la delusione che non riesce a nascondere, rispetto agli atteggiamenti e alle scelte del Pd locale in vista delle elezioni.
«Sotto l’ombra dei noci non ci viene l’orto_ commenta la Pieraccini sfoderando un motto di saggezza popolare _ e più i noci sono vecchi e meno orto ci cresce».
Una battuta che la dice lunga sul rapporto tra la sua “gioventù”, anche troppo piena di aspettative, e la durezza di scelte politiche e manovre elettorali che Cinzia Pieraccini non si sente affatto di condividere.
«Io _chiarisce _ ho un’idea di progetto politico che va oltre gli schieramenti e le correnti. Invece, qui da noi, non sono state considerate le risorse umane che nel corso degli anni erano state messe in campo. La mia visione delle cose non incasella le persone perché dentro questa o quest’altra corrente. Va al di là, guarda oltre. Ma non per tutti è così».
Cinzia Pieraccini è una “giovane con esperienza”. Nemmeno quarant’anni, da oltre dieci è sulla scena politica, prima come consigliere comunale e assessore per sei mesi nella seconda legislatura Ulivieri, quindi assessore nell’attuale governo Franci.
«Ma mica voglio fare l’assessore a vita», commenta. Lasciando intendere, anche se non esplicitamente, che forse una richiesta ufficiale e convinta del Pd di candidatura a sindaco avrebbe avuto un apprezzamento e forse una risposta positiva.
Così però non è stato. È anche vero che le sue scelte non sono state vincenti: bersaniana prima e civatiana adesso, in uno scenario castelpianese costituito per lo più di renziani.
«Non mi ripresento in nessun modo _dice _ anche se lascio molte cose importanti avviate e soprattutto persone che mi stimano e che mi duole perdere».
L’assessorato alla cultura griffato Pieraccini ha in effetti al suo attivo per lo meno tre operazioni di grande rilievo: la fondazione dell’Istituzione Imberciadori che ha Giuliano Amato come presidente onorario; la svolta tecnologica del comune di Castel del Piano, con la nascita dell’Urp e con l’ambizione di mettere in rete tutti gli otto Comuni dell’Unione; e il progetto del planetario a Montenero, che si avvale del sostegno convinto e della collaborazione dell’astronomo Massimo Capaccioli, il quale vuol fare di Montenero, suo luogo natale, una località di eccellenza in fatto di stelle.
«Lasciare l’operazione Montenero mi dispiace tantissimo», afferma l’assessore. «Ho costruito rapporti forti con Pro Loco e con Capaccioli, con l’idea di un salto di qualità per questa frazione. Il progetto del planetario c’è già, la collettività di Montenero lo guarda con speranza. Spero che possa andare avanti. La gente montenerina è straordinaria e mi fa male interrompere i contatti».
Nei progetti della Pieraccini c’era, addirittura l’obiettivo di agganciare Capaccioli ad Amato: la cultura di Montenero con quella di Castel del Piano: «Con passione e fatica sono riuscita a riempire Palazzo Nerucci, che quando sono arrivata io ospitava solo la pinacoteca. Vi è adesso, in pianta stabile, l’Istituzione Imberciadori con un progetto di archivi che spero diventi di respiro provinciale; c’è la scuola di musica e c’è l’Accademia Amiata, oltre la pinacoteca sulal quale però io non ho messo mano. E vi volevo inserire anche Montenero».
Infine l’innovazione tecnologica, anche questa con respiro comprensoriale, in cui lo scoglio è rappresentato dal ritardo degli altri Comuni.
Insomma, un bel lavoro: «Un orto che ho piantato _ sottolinea con orgoglio l’assessore _ ma al quale la presenza di vecchi noci ha fatto ombra, impedendo al nuovo di crescere».
Comunque Cinzia Pieraccini resterà nel Partito democratico: «Ora, dice, ho bisogno di un periodo di depurazione. Poi ricomincerò a lavorare, e con ottica comprensoriale. Perché in ogni caso pesa la passione politica. Intanto dedico all’azienda in cui lavoro le mie più grandi energie».
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