La manifestazione
«Argo è stato ucciso perché disturbava»
Castiglione della Pescaia: l’avvocato Stelio Pugi presenta opposizione alla richiesta di archiviazione, il cacciatore avrebbe preso la mira
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Non ci sarebbe stata la volontà di uccidere Argo, il pastore tedesco scambiato da un cacciatore per un cinghiale. Per questo il pm Salvatore Ferraro ha chiesto l’archiviazione del procedimento a carico della doppietta che il 2 novembre scorso esplose quel colpo mortale. Ma l’avvocato Stelio Pugi, che difende Rolando Albani, il proprietario del cane, ha deciso di presentare opposizione alla richiesta di archiviazione e chiamare a raccontare quello che si vede nelle foto scattate il giorno dopo all’Ampio, il presidente provinciale della Lav Giacomo Bottinelli e Simonetta Talenti, la proprietaria di Argo. Perché nelle foto scattate il giorno dopo lo sparo mortale, si vedrebbe benissimo che nella posizione nella quale si trovava il cacciatore non era possibile non accorgersi che dietro quella rete di metallo ci fosse il pastore tedesco.
Secondo il pm «non ci sono elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio in merito alla sussistenza dell’elemento psicologico del delitto ipotizzato» in quanto «tenuto conto delle dichiarazioni assunte e delle circostanze del fatto in oggetto, si ritiene che la condotta tenuta dall’indagato non fosse sorretta dall’intenzione di uccidere il cane».
Il nocciolo della questione è tutto qui. Per l’avvocato Pugi, infatti, il cacciatore nel momento in cui ha imbracciato il fucile, preso la mira e poi fatto fuoco, stava accettando il rischio che quell’azione comportava. Erano le 15 del pomeriggio e all’Ampio c’era il sole. L’uomo era a circa 20 metri di distanza dal cane, quando ha preso la mira. Davanti ai suoi occhi però non c’era boscaglia che limitasse la visuale. C’era un terreno, una rete e l’erba era stata spianata dalla pioggia caduta nei giorni precedenti.
Il proprietario di Argo era insieme al suo cane a fare una passeggiata. «Ero su un argine rialzato di alcuni metri rispetto al punto in cui si trovava il cacciatore - raccontò subito ai carabinieri intervenuti all’Ampio - e sarei stato perfettamente visibile anche a notevole distanza. Ancor più dovevo essere visibile al momento che ha impugnato il fucile per fare fuoco contro il cane giacché mi trovavo ad una distanza di pochi metri dallo stesso».
L’avvocato Pugi non ha dubbi. Il cacciatore ha ucciso volontariamente Argo, al quale fu anche dedicata una fiaccolata da parte delle associazioni animaliste, pochi giorni dopo, proprio in centro storico.
«Secondo la nostra ricostruzione - dice l’avvocato Pugi - il cacciatore ha ucciso Argo dopo essersi messo in posizione, avere osservato bene davanti a sé in una giornata serena d’inverno ed aver visto il cane che si trovava semplicemente dietro una rete metallica a maglie larghe a circa 15 metri di distanza, senza alcunché che ostruisse la visuale. E tutto questo perché, probabilmente, Argo avrebbe potuto disturbare la battuta di caccia».
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