Proteste
Addio Massimo Zanaboni l’ultimo leone del ring
Già capo reparto dei vigili del fuoco, aveva 80 anni ed era ricoverato in ospedale Tanti successi da dilettante e da professionista. I funerali alle 15,30 a Sterpeto
GROSSETO. Ieri pomeriggio all'ospedale Misericordia (dove era ricoverato da pochi giorni) si è fermato, a 80 anni, il cuore di Massimo Zanaboni, il "leone della Maremma". Capo reparto in pensione dei vigili del fuoco, Zanaboni è stato l'ultimo dei grandi pugili dell'epoca d'oro della boxe grossetana, tra il 1954 e il 1961.
Massimo di nome, ma anche di peso. Una categoria che lo ha visto primeggiare per una dozzina di anni. Quel ragazzone originario di Massa Marittima cominciò a frequentare la palestra della Pugilistica Massetana, che si trovava negli scantinati del palazzo dei carabinieri di via Roma, solo per smaltire qualche chilo di troppo.
Ad Azeglio Battigalli ed Emilio Marconi, che di tanto in tanto andavano a seguire i prospetti della città del Balestro, bastò poco per capire che quel pugile timido avrebbe fatto strada nella noble art. Così, dopo un paio di esibizioni al Garage Biagini in Cittavvecchia, Zanaboni passò nella grande scuderia della Pugilistica Grossetana e nel 1953 cominciò ad allenarsi nella troniera di via Manetti, dove con l'aiuto degli insegnanti perfezionò la precisione dei colpi ed il coraggio, due delle armi migliori della sua carriera. Con il passare delle riunioni migliorò anche la velocità e diventò così pressoché imbattibile. Tra i dilettanti nessuno riuscì a fermarlo nei 45 incontri disputati: solo uno di questi si chiuse in parità. In bacheca mise tre titoli regionali, un tricolore Novizi ed uno dilettanti. Dopo aver collezionato quattro presenze in azzurro, nelle riunioni di Gubbio, Dublino, Belfast e di Paisley, in Scozia (concluse con quattro vittorie), decise di fare il grande salto tra i professionisti. Nonostante fosse condizionato dal lavoro di pompiere, Massimo Zanaboni dimostrò la sua classe al mondo intero, debuttando con una vittoria contro il tedesco Huber nel maggio del 1957. E quello fu il primo di una serie di successi contro fior di campioni. Sul finire della carriera accettò la proposta di Steve Klaus, il suo manager, di trasferirsi a Milano. Ebbe la possibilità di fare una tournée all'estero, per farsi vedere, ma il comando dei vigili gli negò il nullaosta. Nell'agosto 1959 ebbe comunque una chance tricolore, sul ring di Saint Vincent, contro il veneziano Bruno Scarabellin, demolito tra i dilettanti in due riprese. Stavolta fu costretto ad arrendersi per una ferita all'arcata sopracciliare: «Eravamo della stessa scuderia - amava ricordare Zanaboni - e forse c'era la volontà di mandare avanti lui. Se mi davano dell'emostatico e non solo dell'acqua lo avrei battuto».
L’esito, però, gli tolse la voglia e dopo un altro incontro attaccò i guantoni al chiodo, con un record di venti vittorie e due sconfitte. Zanaboni, che ha trasmesso l’amore per la boxe al figlio Simone (campione toscano novizi tra i medi nel 1987), pensò al lavoro e alla famiglia cui vanno le condoglianze della nostra redazione, del comando vigili e degli Amici del pugilato; da pensionato, si dedicò alla passione per i cavalli e per la campagna. I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio, alle 15,30 al cimitero di Sterpeto.
Maurizio Caldarelli
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