Finanza
Rapinatore armato: terrore alle Poste
Irrompe con la pistola nell’ufficio di Marina e si fa dare la cassa, ma il vicedirettore “nasconde” i soldi. Fermato un uomo
MARINA DI GROSSETO. È entrato nell’ufficio postale poco dopo le 13, quando ormai non c’erano più clienti e i cinque impiegati stavano chiudendo le casse. Ha tirato fuori la pistola, l’ha puntata dritta fra gli occhi della prima impiegata che ha trovato e ha pronunciato tre parole: «Datemi i soldi». E potevano essere tanti. Ma il sangue freddo del vicedirettore, con un colpo degno di un prestigiatore, gli ha ridotto il bottino senza che quello nemmeno se ne accorgesse.
Pochi minuti, ma da incubo, ieri all’ora di pranzo nella filiale delle Poste di Marina di Grosseto, in via Indipendenza, davanti alla piazza del mercato. Pur in pieno centro, la filiale è isolata: chiuso da tempo il bar D’Amore a sinistra, chiuso da altrettanto tempo il negozio di articoli da regalo a destra. Davanti, un condominio, la piazza ormai vuota e la pinetina. In questo deserto, un uomo entra, pistola in pugno, nel piccolo ufficio.
«Non mi ero accorto di niente», racconta il vicedirettore della filiale, mentre percorre veloce il breve tratto dall’ufficio postale alla caserma dei carabinieri, per rendere la sua deposizione. Nell’ufficio occupa un posto in disparte rispetto all’ingresso, dietro una colonna. «Poi però – prosegue – da dietro la colonna è venuta verso di me la collega. Era pallida, mi ha detto: “Pietro, c’è quest’uomo...”. E poi è sbucato lui. Lì per lì non ho visto la pistola, perché teneva il braccio un po’ in basso. Poi però me l’ha puntata addosso». Il rapinatore è un italiano sulla cinquantina. Da dietro la pistola il vicedirettore vede muovere le sue labbra: «Dammi i soldi».
A fine mattinata le casse sono gonfie di banconote. I cinque impiegati presenti sono impietriti, ma uno di loro riesce a premere il pulsante dell’allarme che avvisa le forze dell’ordine. Nell’ufficio, intanto, si cerca di calmare l’uomo ed evitare che la rapina degeneri. Ma il vicedirettore ha anche un “piano”: se non può far altro che consegnare i soldi, che almeno siano il meno possibile.
«Si è distratto un attimo, forse si è girato – spiega il vicedirettore – ed è in quel momento che ho afferrato le banconote di taglio più grosso e me le sono nascoste nei pantaloni». Risultato: il rapinatore riesce a portar via 1.800 euro. A Pietro scappa un sorriso. Quel gesto, a raccontarlo adesso, sembra una barzelletta. Ma in quel momento non c’era niente da ridere: c’era, anzi, da mettersi nei guai. «L’ho fatto così, non c’ho pensato. Mi sembrava giusto cercare di proteggere i soldi. Ma ora basta, non ne voglio parlare», dice infilandosi nel cancello della caserma.
Nel frattempo i carabinieri di Marina si sono messi in moto. Niente trapela dalle forze dell’ordine su quel che è successo dopo. Si sa solo che c’è un fermato, portato alla caserma del paese. I militari, ieri nel tardo pomeriggio, stavano ancora cercando di visionare i video delle telecamere di sicurezza installate nell’ufficio. Dalle immagini e dalle testimonianze dei dipendenti si spera di avere conferma dell’identità del rapinatore.
Intanto la notizia ha fatto velocemente il giro del paese raccogliendo, di bocca in bocca, la rabbia e lo sconforto della gente di Marina, bersagliata, negli ultimi mesi, di furti e rapine.
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