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Il murales di Milaneschi colora la vita in carcere

Il murales di Milaneschi colora la vita in carcere

GROSSETO. Rappresenta una metafora della vita: dal mare in tempesta fino alla speranza della terraferma raccontata dal faro. Come dire: dalle difficoltà alla serenità e alla tranquillità. È il...

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GROSSETO. Rappresenta una metafora della vita: dal mare in tempesta fino alla speranza della terraferma raccontata dal faro. Come dire: dalle difficoltà alla serenità e alla tranquillità.

È il soggetto che Marco Milaneschi, noto artista grossetano conosciuto come writer in tutta Italia, ha realizzato nella sala colloqui della casa circondariale di via Saffi a Grosseto, rendendo concreto così un progetto nato dall’associazione Querce di Mamre e promosso da Fondazione Grosseto Cultura e Comune di Grosseto.

Proprio dalle Querce di Mamre e dalla sua responsabile Daniela Borra, che da tempo collabora con il carcere per tante iniziative di solidarietà, era nata l’idea di riqualificare l’area adibita ai colloqui tra detenuti e familiari. «Abbiamo accolto con piacere l’invito di Daniela Borra _ dice Marco Milaneschi _con la nostra associazione Artefacto abbiamo creduto tantissimo in questo progetto per portare all’interno del carcere l’arte contemporanea e la streetart che sono riuscite a riqualificare un’area molto importante nella struttura, quella stanza dove si incontrano le famiglie. Tra l’altro il mio grazie va anche a chi, all’interno della casa circondariale, mi ha dato una mano contribuendo alla preparazione dei fondi. È stata davvero una grande esperienza».

La direttrice della casa circondariale, Cristina Morrone, ha accolto questo lavoro come un dono per la sua struttura sulla quale chiede da tempo attenzione e sensibilità da parte delle istituzioni: «Lo stabile di via Saffi è in una situazione delicata, è angusto e merita che qualcuno una volta per tutte prenda decisioni importanti, come più volte ho chiesto a tutti i livelli istituzionali. L’opera di Marco Milaneschi ci appare come un regalo preziosissimo soprattutto per i familiari che vengono a trovare i detenuti. In quella sala che prima era bianca, triste e vuota, si incontrano le storie di bambini che vengono a trovare il proprio padre. Volevamo fare in modo che questi incontri fossero resi più piacevoli. Marco è riuscito a raggiungere questo scopo realizzando un murales a trecentosessanta gradi pieno di colore, di intensità espressiva, di speranza che trasforma quella stanza in un luogo di serenità, per quanto può concedere la situazione».

Nell’occasione la Fondazione Grosseto Cultura ha donato allla biblioteca del carcere di via Saffi quaranta libri di altrettanti autori che hanno partecipato alla prima edizione di Grosseto scrive, il concorso promosso per dare voce ai talenti del territorio. «Marco Milaneschi ha collaborato con noi nell’organizzazione di Oltremare streetart, il festival dedicato ai writers che tanto successo ha riscosso la scorsa estate», ha detto il presidente Loriano Valentini. «Con la direttrice Morrone intendiamo portare avanti altri progetti perché anche la cultura possa passare attraverso le grate del carcere e portare sollievo ai detenuti e ai loro familiari».

«Siamo a fianco della direttrice Cristina Morrone _ ha sottolineato da parte sua il sindaco Emilio Bonifazi _ in tutte le sua battaglie per mantenere alta l’attenzione sulla casa circondariale».

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