Sicurezza
Artigianato, è guerra degli orari
Il Comune li liberalizza per parrucchieri e estetisti. Associazioni furiose: «Pronti al ricorso al Tar»
GROSSETO. Ma la liberalizzazione messa sul piatto dal Salva Italia (Berlusconi 4°) e resa operativa dal Cresci Italia (governo Monti) è valida anche per gli artigiani? Ecco, su questa domanda ci sarà da divertirsi. Sì, perché mentre arriva il “tana libero tutti” per gli orari di parrucchieri, barbieri, estetisti e tatuatori, scatta la polemica. A emettere l’ordinanza destinata a creare scompiglio è il sindaco, Emilio Bonifazi. Il capo della giunta ha revocato un’altra ordinanza, la 432 del 1994, che stabiliva paletti precisi per il settore. Strettoie che oggi si aprono a vista d’occhio: ognuno di questi artigiani da oggi può aprire quando vuole e per quanto tempo ritiene giusto. Una via obbligata secondo il primo cittadino: «Proseguiamo la strada delle liberalizzazioni già intrapresa nel corso del 2013».
Alla mente tornano le battaglie sulle aperture domenicali e quelle più recenti degli edicolanti, a lungo in contrasto con la novità avallata nel maggio scorso dal Comune. Comune che nel 2013 ha pure sciolto i nodi del regolamento sul commercio al dettaglio in sede fissa: il riferimento adesso è alla sola legge regionale, una scelta che ha spalancato le porte alla completa liberalizzazione degli orari. L’anno scorso è stato eliminato pure il divieto di esercitare più attività diverse nel medesimo locale. E anche per parrucchieri, estetisti, barbieri e tatuatori il dado è tratto. «Potranno scegliere i propri orari di lavoro e calibrarli sulla base delle differenti esigenze» assicura Bonifazi che rimanda alla legge nazionale: «I Comuni devono adeguare i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere» e che «ciò costituisce principio fondamentale per lo sviluppo economico e attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese».
Il sindaco è chiaro: «Abbiamo sollecitazioni da parte d’imprenditori che vogliono sia rispettata la normativa nazionale, altrimenti rischiamo ricorsi». Insomma la decisione «Non è politica» Le associazioni protesteranno? «Hanno seduto ai tavoli regionali e nazionali, lì dovevano farsi sentire».
Sulla stessa linea l’assessore al commercio, Emanuel Cerciello: «Recepiamo le indicazioni nazionali. Fermo restando la mia imparzialità, credo sia molto più importante dare la possibilità a qualcuno di stare aperto quando vuole, piuttosto che imporgli una chiusura». Ma lo scontro con Cna e Confartigianato si preannuncia di quelli tosti. Le associazioni che tutelano i diritti degli artigiani già da qualche tempo segnalano casi di concorrenza ai limiti delle norme, se non sleale. Ecco perché la notizia di un’apertura così netta fa sobbalzare sulla sedia Renzo Alessandri, direttore Cna: «L’amministrazione è convinta che la norma sulle liberalizzazioni riguardi pure l’artigianato, ma non è così. L’Italia su questo argomento assomiglia a un vestito di Arlecchino: c’è chi ha liberalizzato tutto, chi ha messo paletti. Avevamo già reso noto la nostra contrarietà verso un provvedimento di questo tipo. A questo punto verificheremo l’impatto che questa cosa ha sulle imprese. Se la riterranno una lesione del loro diritto prenderemo in considerazione ogni forma di difesa. Un ricorso al Tar non è escluso». Pesante anche la reazione di Massimo Ciani, direttore Confartigianato. «Ormai – dice apprendendo la notizia al telefono - mi aspetto di tutto. Avevamo chiesto al Comune più attenzione e interventi sui parrucchieri che sforavano negli orari. Aspettavamo una convocazione per discuterne e invece ecco cosa arriva. Il metodo mi lascia interdetto, avremmo preferito un confronto. Confronto che avevamo richiesto e che ci pareva nelle intenzioni dell’assessore al commercio». Ciani ricorda il caos Tares: anche in quella circostanza montò un gran vociare tra le associazioni e il Comune, accusato di snobbare chi rappresenta le imprese. «Continuiamo a non trovare elementi di confronto preventivo. Quello del Comune è un atteggiamento estremo: si va dal regolamentare tutto al liberalizzare tutto». Dopo quella delle domeniche, la guerra dell’artigianato è solo all’inizio.
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