Il Tirreno

Grosseto

Maxicausa per l’impianto che non c’è

di Gabriele Baldanzi
Maxicausa per l’impianto che non c’è

Il colossale campo fotovoltaico di Collelungo «bloccato dalla burocrazia»: azienda vuole 10 milioni di danni dalle istituzioni

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ROCCASTRADA. Lo avevano annunciato nel maggio del 2013. E sono stati di parola. I vertici della società Ns, che cinque anni fa presentò il progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico da cento ettari in località Aratrice, nel comune di Roccastrada (45 megawatt di potenza) hanno presentato una maxi richiesta di risarcimento (dieci milioni di euro) ad amministratori e dirigenti pubblici che, nell’esercizio delle proprie funzioni, avrebbero contribuito a far saltare l’investimento.

L’ambizioso progetto proposto dalla Ns prevedeva la partnership della multinazionale cinese Gigasolar. «Sul piatto c’erano un centinaio di nuovi posti di lavoro _ spiega il presidente Fausto Saccaro _ e un indotto in espansione, con la possibilità di fare dell’impianto un modello per quelli futuri». Sono queste le amare parole con cui i vertici della Ns descrivono la vicenda, che _ come detto _ ha inizio nel 2009 quando viene presentato il progetto per la realizzazione dell’opera, «con l’apparente interesse di tutti gli enti coinvolti».

Saccaro racconta così _ in una memoria inviata ai giornali attraverso il progettista Roberto Calvellini _ le lungaggini burocratiche e procedurali che hanno fermato il mega impianto.

«Rimpalli, divergenze di opinione sono sfociati nei mesi scorsi in un provvedimento con il quale la Regione Toscana, sulla base del parere della Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Siena e Grosseto, ritiene di assoggettare l’impianto alla Valutazione di impatto ambientale (la cosiddetta Via), con conseguente ulteriore allungamento dei tempi, che sommati ai ritardi accumulati dalle altre amministrazioni, hanno reso impossibile la realizzazione dell’impianto». In pratica, dice Saccaro, si è perso il treno del Conto Energia a terra…

La Ns, per la verità, aveva già intrapreso le vie giudiziarie. Prima davanti al Tar della Toscana e poi al Consiglio di Stato era riuscita a ottenere una nuova conferenza di servizi, indetta dalla Regione nel giugno scorso per ottemperare a un provvedimento giudiziale.

In quel passaggio erano cadute le riserve e le obiezioni al progetto di tutte le amministrazioni, «eccezion fatta per la Sovrintendenza _ scrive ancora la Ns _ che, con pervicacia, aveva insistito sulla necessità di sottoporre l’impianto a Via».

Il parere della Sovrintendenza era stato poi fatto proprio dalla Regione Toscana condannando di fatto all’oblio l’ambizioso progetto.

Va detto anche _non è secondario _ che l’operazione Collelungo (dal nome della collina destinata a diventare campo fotovoltaico) è stata sempre osteggiata dai comitati ambientalisti locali. Con ogni metodo di pressione, compreso un capillare mail-bombing rivolto alle istituzioni.

«L’area interessata _ spiega Loretta Pizzetti, portavoce del comitato che difende dalle speculazioni il territorio di Roccastrada _ è una delle poche zone rimaste intatte per le sue caratteristiche rurali; nell’area sono presenti numerose aziende dedicate all’agricoltura e all’agriturismo con campi irrigui e fertili che rischiavano di scomparire. Non solo. La realizzazione di una superficie riflettente di simili proporzioni avrebbe avuto ripercussioni importanti sul microclima della zona».

Il finale di questa storia, molto italiana è ancora comunque tutto da scrivere. La causa risarcitoria che Ns ha proposto, tramite il proprio legale di fiducia, l’avvocato Antonio Pavan di Treviso, chiede la condanna di diversi soggetti pubblici al pagamento dell’importo di dieci milioni di euro, cioè i danni per il naufragio di un progetto «che _ sono parole di Saccaro _ avremmo potuto realizzare già nel 2012».

La prima udienza di discussione si terrà il 27 febbraio davanti al Tar Toscana.

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