Sicurezza
La demolizione “lumaca” dell’ex Palombaro
Del vecchio ristorante ridotto a scheletro non è stato tolto neppure un bullone Intanto il Comune di Monte Argentario affida l’incarico a un altro professionista
PORTO SANTO STEFANO. Il primo problema che Renzi dovrebbe risolvere per migliorare non solo l’economia, ma anche la vita degli italiani è quello della burocrazia cartacea i cui tempi biblici rendono la vita impossibile. Un problema che mette a dura priva tantissime amministrazioni locali, tanti enti, interi territori.
Non interessa tanto chi ha torto o chi ha ragione, ma la vicenda del ristorante “Il Palombaro” di Porto Santo Stefano, avrebbe dovuto essere chiusa da tempo. O hanno ragione i proprietari, e allora la struttura doveva essere riammodernata e aperta offrendo così un buon servizio a residenti e turisti, o ha ragione il Comune ed allora la spiaggetta detta “La Marinella” e lo specchio acqueo antistante, dovevano essere già da molto tempo lasciati liberi alla fruizione dei bagnanti.
E invece “Il Palombaro” non è stato demolito, né rimesso in sesto. Ora sembra il relitto di un naufragio ed è proprio un brutto spettacolo a vedersi. Prosegue intanto la smisurata quantità di “carte” che avvocati, enti pubblici, tribunali, producono in relazione all’assurda vicenda. Ring per lo scontro cartaceo è l’albo pretorio del Comune che in questi giorni esibisce una delibera circa la revoca di una determinazione del giugno 2012, il cui oggetto suona in questi termini: «Affidamento incarico per progettazione, coordinamento sicurezza e direzione lavori per demolizione struttura società Il Palombaro».
Dalle quattro pagine di fitta scrittura che precedono “l’oggetto” sembra di capire che della progettazione per la demolizione del quasi rudere arrugginito, a suo tempo, era stato incaricato un professionista della zona e per la sua demolizione una ditta di San Pietro (Ortona).
Passato qualche anno si è reso chiaro che né il primo, né la seconda ritenevano soddisfacenti le condizioni economiche proposte dal Comune di Monte Argentario e si sono defilati.
Ora l’amministrazione civica ha intanto cercato – e trovato – un nuovo professionista per la progettazione della demolizione e del quadro della sicurezza.
Sia chiaro che questo è l’ultimo provvedimento che in ordine di tempo ha preso la pubblica amministrazione dell’Argentario. Prima di questo ci sono state ordinanze comunali, ricorsi e controricorsi, sentenze di tribunali fino al Tar (il tribunale amministrativo) e al Consiglio di Stato, diluite in tempi lunghissimi.
Risultato ? Del “Palombaro” non è stato svitato nemmeno un bullone arrugginito. E i costi? Per il compenso del solo professionista si prevedono poco meno di 10.000 euro. L’iter comunque continua.
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