Italia
Condannato a tredici mesi chiuse la moglie nello stanzino
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Vita d'inferno quella trascorsa per alcuni mesi da una donna e dal figlio di nove anni. Per alcuni mesi non avevano avuto denaro dal marito e padre che aveva di fatto...
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Vita d'inferno quella trascorsa per alcuni mesi da una donna e dal figlio di nove anni. Per alcuni mesi non avevano avuto denaro dal marito e padre che aveva di fatto tagliato loro i viveri; in una occasione, l'uomo aveva chiuso la moglie a chiave in uno stanzino e solo trovando casualmente una chiave la donna era potuta uscire dopo un'ora. E più volte, almeno quattro o cinque, i carabinieri erano corsi e avevano e rilevato la situazione di gravissima tensione.
Sequestro di persona, minacce e sottrazione agli obblighi derivanti dalla qualità di coniuge e padre le accuse per le quali un 60enne di Castiglione della Pescaia è stato condannato a 1 anno 1 mese e 10 giorni (pena sospesa e non menzione) con rinvio al giudice civile per la quantificazione del danno subito da moglie e figlio, costituitisi parte civile. Il giudice Muscogiuri ha invece prosciolto l'uomo dall'accusa di violenza privata, a proposito di un episodio nel quale l'imputato avrebbe costretto la donna a cambiare la serratura della porta di accesso a un magazzino della casa, minacciandola di colpirla con un piccone: il fatto non sussiste.
Sussistono invece, secondo il magistrato, tutti gli altri episodi, iniziati nella primavera del 2009 quando la donna aveva scoperto che il marito, con il quale ormai i rapporti erano deteriorati da tempo, navigava su siti internet. Quando la donna aveva intavolato il discorso, l'uomo aveva risposto in maniera violenta, instaurando anche un regime da separati in casa nell'abitazione in campagna. Aveva poi denunciato un falso smarrimento della carta di credito utilizzata dalla moglie per impedirle di usarla per fare la spesa. E solo l'aiuto dei genitori di lei aveva consentito di far fronte ai disagi. A settembre, però, l'uomo era stato obbligato dal giudice a provvedere agli obblighi di sostentamento e ad allontanarsi da casa: circostanza avvenuta dopo che aveva sfasciato molte suppellettili. E l'assegno non sarebbe stato versato in modo regolare.
Il clou - cioè il sequestro di persona - risaliva al luglio 2009. Il cambio della serratura (agosto 2009) era invece avvenuto per iniziativa della donna, dopo che i vigili urbani avevano contestato la destinazione irregolare del locale a piano terra dove l'uomo si era installato. Ci furono minacce in quella circostanza, però, visto che l'imputato reagì brandendo un piccone e dicendo al figlio che avrebbe «ammazzato la mamma», che si era rifugiata con il piccolo in una stanza da cui era uscita solo dopo l'arrivo dei carabinieri da lei avvertiti per telefono.
Il giudice non ha ritenuto di alcun valore il fatto che l'uomo - in quegli stessi mesi - avesse accompagnato moglie e figli a Mirabilandia: la gita era organizzata da tempo e quel gesto «non vale certo a sminuire le risultanze granitiche delle fonti di prova a carico».
(p.s.)
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