Toscana
Tragedia sull’Aurelia muore a 41 anni investita da un’auto
La donna era a poche centinaia di metri da casa Il conducente della Bmw era positivo all’alcoltest
CAPALBIO. Era arrivata a casa dopo aver passato la serata fuori. Era l’una di notte quando i fari del suo scooter hanno illuminato l’incrocio, prima di svoltare a sinistra all’altezza dello svincolo di Capalbio, sull’Aurelia. Dietro di lei c’erano altri fari, altre luci accese. All’improvviso però, il buio ha coperto tutto. Un tonfo, sordo, e la donna che era in sella al suo scooter è stata sbalzata via dopo essere stata tamponata da una Bmw.
Su quella lingua d’asfalto, il corpo della donna è rimasto immobile. I sanitari del 118 sono arrivati sull’Aurelia, dove Lenuta Slujitoru, 41 anni di origini romene, aveva perso conoscenza. A lungo hanno provato a rianimarla, lì sulla strada. Poi la corsa disperata all’ospedale di Grosseto, dove la quarantunenne è morta poco dopo il suo arrivo.
Alla guida della Bmw che ha investito la donna c’era un quarantasettenne di Tarquinia che stava viaggiando sull’Aurelia. È stato sottoposto all’alcoltest, ed è risultato positivo. Ma non era ubriaco: superava di soli 0,2 grammi per litro il livello di alcol nel sangue.
Lenuta, che viveva da anni a Capalbio insieme al marito e a una bambina di dieci anni, lavorava a poche centinaia di metri dal punto in cui è successo l’incidente. Era nel suo microcosmo, la quarantunenne. Vicina a casa, vicina al distributore di benzina dove faceva le pulizie all’autogrill insieme al marito Vasile. Gente seria, persone perbene che avevano deciso di lasciarsi alle spalle la miseria di un Paese che fa fatica a risollevarsi e scegliere Capalbio per ricominciare una vita che potesse essere fatta di lavoro, amore e gioia.
Vasile, ieri, si è presentato all’autogrill per fare il suo lavoro, come ogni giorno. E per farsi stringere dall’abbraccio di chi per anni lo ha visto ogni giorno insieme a sua moglie maneggiare la scopa e la cassetta. Ha scelto la dignità del dolore, quella che si prova quando ormai si è perso tutto, quella che servirà ora per portare avanti quel che resta della sua famiglia. Per crescere la sua bambina che ieri ha dovuto cominciare a fare i conti con una mamma che non c’è più.
La salma della donna è stata portata all’obitorio dell’ospedale Misericordia.
«Stavo andando verso Capalbio, ieri notte, quando ho visto quello scooter a terra - dice Michele, che lavora all’autogrill - Quando ho capito che si trattava di lei sono rimasto di sasso. Era una brava donna, era sempre molto disponibile. Non posso certo dire altro su Lenuta».
Parole che si incrociano con quelle di altre persone, di altri capalbiesi che ieri mattina si sono svegliati di nuovo con un brutto incubo che non era scivolato via durante la notte. Un incubo per chi viaggia sull’Aurelia, una strada disseminata di croci che raccontano la fragilità della vita spazzata via dalla morte. Parole scritte sulla pagina facebook della donna, da chi la conosceva, come Maria Grazia. «Cara, dolce Elèna - scrive la donna - sì continuerò a chiamarti così come affettuosamente ti ha sempre chiamata Martina. È con grande dolore che stamani abbiamo appreso della tua scomparsa,la tristezza infinita e i ricordi hanno preso il sopravvento. Come dimenticare la tua infinita dolcezza, giovialità, bontà. Sei stata vicina a Martina con le tue care parole nei momenti bui del lavoro, la riempivi sempre di complimenti e la incoraggiavi sempre».
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