Trasporti
Predatori da Manini
L’azienda del creatore dell’agnello Igp nel mirino dei canidi
MANCIANO. Storia infinita di predazioni, che pare senza via d’uscita. Non bastano cani o recinti, non basta nulla a interrompere una spirale di quotidiana aggressione dei greggi che dalla Maremma all’Amiata vengono dilapidati da canidi di cui, ormai, non si conta più il numero. Stragi raggelanti, come i 60 capi morti a Carmelo Masala, pochi giorni fa.
Al bollettino di guerra si aggiungono tre pecore uccise ieri nell’allevamento del podere Lasconi, a Saturnia, di Virgilio Manini, l’inventore dell’agnello Igp (è il presidente del comitato che ha presentato e ottenuto il riconoscimento). «È successo in pieno giorno – racconta Manini–. I due cani da guardiania non ce l’hanno fatta a proteggere il gregge. Il predatore ha sgozzato tre pecore con buchi al collo che sembrano fatti col trapano. Ce ne siamo accorti la sera, quando siamo andati per rimetterle nell’ovile. Non abbiamo visto predatori, ma la tecnica ormai la conosciamo bene». Manini aveva anche un gregge a Roccalbegna, una delle zone più pregiate per il pascolo, ma ha dovuto chiudere l’azienda perché i predatori glielo hanno sterminato.
«Sebbene con la morte nel cuore – dice Manini – lunedì sarò a Castiglione della Pescaia per una giornata che la Regione ha organizzato per promuovere i prodotti con marchio. Sarò presente coi ragazzi dell’Istituto alberghiero di Grosseto e col consorzio Morellino di Scansano. Non mi arrendo, ma stupisce che la Regione spenda soldi in quantità per la promozione di eccellenze gastronomiche regionali e non metta una lira per sostenere gli stessi prodotti che, come l’agnello, sono il fiore all’occhiello dell’offerta. Una contraddizione che non fa bene a nessuno, né a noi produttori né alla Regione».
Fiora Bonelli
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