Il Tirreno

Grosseto

Da Romolo per sei giorni si paga in lire

Da Romolo per sei giorni si paga in lire

Il ristoratore torna alla vecchia moneta: “Di fatto per molti piatti il costo è dimezzato”

2 MINUTI DI LETTURA





“Torniamo alla lira”: no, a dirlo non è un politico, né un personaggione che ha capito tutto d’economia. A suonare la carica per un ritorno prepotente alla vecchia e gloriosa moneta che tante soddisfazioni ha dato al nostro Paese ci pensa un ristoratore.

È Romolo Domeniconi, un’autorità in quanto a cibo e novità mangerecce. Dal sushi pizza – messo in piedi nel locale di sua proprietà che fa da dirimpettaio alla vineria di via Vinzaglio – ai saldi nell’enogastronomia, promossi da Romolo lo scorso anno (con successo). Anche questa volta l’idea di Romolo è semplice e destinata a far chiacchierare: «Tutto quel che costa 2 euro lo valuto a duemila lire, dunque quando vai a pagare me lo paghi 1 euro e spiccioli».

Geniale, soprattutto in ottica pubblicitaria: a volte basta poco per far parlare di sé. In ballo ci sono gustosi piatti, non tutto il menu, altrimenti sarebbe stato troppo. «Ma un paio di antipasti, primi e secondi alla brace li ho dimezzati. Così come il vino della casa e il Morellino».

Occhio però, l’offerta vale solo da oggi fino a venerdì prossimo. Un ritorno alla lira che durerà sei giorni stecchiti. Poi i prezzi sono destinati a riallinearsi a quelli cui siamo abituati da sempre. Romolo fa, per qualche giorno, quello che tutti gli esercenti avrebbero dovuto fare (per sempre) all’ingresso della moneta unica. Ricordate? I prezzi schizzarono alle stelle, senza alcun controllo. “Il mercato farà chiarezza e selezione” si diceva al tempo. Il risultato, a una dozzina di anni di distanza, è sotto lo sguardo di tutti. Un bel capolavoro. Quella del Domeniconi è un’iniziativa simpatica e non è l’unica messa in campo dal ristoratore di via Vinzaglio: «Accompagnerò la mia carne con un marchio, la R di Romolo», un qualcosa per certificare, con un sorriso, la qualità della merce offerta. Non saranno idee come questa a risollevare le sorti del salotto buono cittadino, ovvio. Ma aiutano. Aiutano a dare un’accelerata ai propri incassi, a restare sulla cresta dell’onda e a dare la possibilità a tutti di cenare fuori senza svenarsi.

Un vantaggio per chi fa impresa dunque, ma anche per chi ha voglia di passare un’oretta servito e riverito a mettere sotto i denti qualcosa di gustoso. E allora, in attesa che l’euro si dimostri una moneta e non una mannaia sulle nostre teste, torniamo alla buon vecchia lira. Almeno per 6 giorni. Da Romolo. (m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERV

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze