Sicurezza
Bastione Maiano le scale promesse ancora non si vedono
E accanto al “cantiere” ci sono rifiuti abbandonati proprio all’ingresso della zona delle Mura ristrutturata
GROSSETO. Sai qual è il segreto? Il fosforo. Sì, perché avere la memoria che non evapora può essere una manna dal cielo. Di sicuro, se di mestiere fai il giornalista e non sei abituato a vendere favole, un aiuto enorme. E poi c’è la vista: se in via Saffi vedi un bel po’ di sudiciume, evitare di raccontarlo è difficile.
Bastione del Maiano: dopo promesse, contenziosi e accuse, i lavori per sistemare uno dei più suggestivi angoli di Mura sono stati fatti. Non tutti però. Il cartello delle opere da compiere è sempre attaccato a due passi dal bastione, con i chiodi conficcati nelle Mura (complimenti). Eppure, le due scale destinate a portare turisti e grossetani dal bastione alle piazze basse non sono state completate. La scadenza dei lavori indicata era per il 18 settembre 2013. In un comunicato del Comune l’assessore ai lavori pubblici, Giuseppe Monaci, aveva promesso la chiusura della questione Maiano entro qualche settimana a partire dal 30 dicembre 2013. Con il Tirreno - da anni puntiglioso sull’argomento - era stato un po’ più largo: “entro marzo 2014 le scale saranno finite”. Bene, mancano 7 giorni e siamo convinti che nessuno deluderà. Anche perché l’esborso in quattrini pubblici è notevole: 320mila euro per l’intera operazione. Sia chiaro, soldi spesi bene per una città che può e deve essere capitale turistica.
A proposito: una città civile non può tollerare scarti edili lasciati lungo strada. Anche se in quei punti ci sono lavori in corso. Per carità, gli operai devono poter lavorare, ci mancherebbe altro. Ma senza transenne ad hoc, né particolari indicazioni, chiunque si ritrova a passare per via Saffi ha a che fare con uno spettacolo ben poco seducente. Ma i turisti che scelgono la Maremma come meta delle vacanze sono abituati. Anche quelli che sono venuti da queste parti a trascorrere il fine settimana non saranno quindi rimasti troppo turbati da quegli ammassi di robaccia appoggiata all’ingresso dei punti chiave del bastione. A cento metri dal Maiano c’è lo scheletro del vecchio ospedale: lì non esiste un progetto per rimetterlo in piedi, nulla di nulla. Sempre e solo le solite cose: “Non ci sono i soldi, costa tanto, abbiamo avuto problemi” e altre chiacchiere simili. Intanto la gente passa di lì, dà un’occhiata con il naso all’insù e tira dritto. Schifata. Chi da quelle parti c’è nato ricorda l’ospedale con un misto di nostalgia e disgusto per quel che era e quel che è diventato. Le impalcature dei lavori di ristrutturazione sono sempre lì, da anni. Forse – così, la tiriamo là – non sono neppure troppo sicure: rimaste esposte a intemperie e al logorio del tempo, continuano a penzolare sulla testa dei passanti. Accanto all’ex ospedale c’è pure il vecchio e arrugginito ascensore di via Saffi: dopo una campagna del Tirreno era stato rimesso in funzione (ci sono voluti solo un paio di anni). Ma a pochi giorni dall’inaugurazione è tornato a essere fermo. Già che ci siamo – nell’attesa di sapere che fine farà il glorioso Marraccini - ricordiamo anche quel che è l’altro grande ex di questa città: il Mensini. Cosa ne sarà di quell’antico palazzo? Il suo destino è quello di finire al centro della nuova competizione elettorale che si accenderà tra poco più di un anno?
Sai qual è il problema? Il fosforo. Sì, perché avere la memoria che non evapora a volte può essere un danno. O una manna dal cielo: dipende dai punti di vista, dal fegato e da quel che si fa nel segreto dell’urna.
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