Il Tirreno

Grosseto

Ultima speranza, svuotare il laghetto

di Fiora Bonelli
Ultima speranza, svuotare il laghetto

La frana di Roccalbegna non si ferma, si pensa di togliere l’acqua che si trova sopra per evitare infiltrazioni

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ROCCALBEGNA. Nonostante la colata di fango nel letto dell’Armancione continui a aumentare ed allargare il suo fronte, inondando alveo, bocca del ponte e travolgendo alberi e arbusti, si tenta il tutto per tutto pur di non chiudere la strada provinciale, unico collegamento fra Roccalbegna, le sue frazioni, la Maremma e il capoluogo.

I professionisti della Provincia di Grosseto, infatti, e la direzione del consorzio di bonifica Osa Albegna, hanno deciso di provare il tutto per tutto e di lavorare con l’escavatore anche il fine settimana, giorno e notte, per evitare che il fango trabocchi sopra la spalletta del ponte. Sono ormai quasi tre giorni che i camion vanno e vengono per caricare detriti e fango. Quello che sta sputando a valle la frana di 40 ettari che incombe sopra il torrente, il quale la sta tirando verso di sé in maniera inesorabile. I tecnici sia provinciali che del consorzio, quelli del genio civile e i professori dell’università di Firenze assieme ai tecnici dell’unione e comunali che conoscono il posto a menadito, pensano che l’unico modo per fermare o rallentare in modo consistente la frana sia quello di toglierle tutta l’acqua sia stagnante che di scorrimento. Per cui, dopo aver deviato le stesse acque dell’Armancione a monte, facendole defluire nel fosso Ginevra immediatamente adiacente, adesso tentano, come estrema “ratio”, di provare a svuotare il laghetto sovrastante. Come e quando ancora non si sa, ma certo è che la cosa va fatta a ritmi serrati.

«È, questa, l’ultima carta da giocare» commenta il sindaco Massimo Galli che fin dalla mattina di venerdì,ha visto ingrossarsi quella massa di melma e oltrepassare l’altezza dell’asfalto. «Ho temuto di dover proprio chiudere la strada – confessa – perché la frana si è allargata, ha portato via alberi e arbusti della pinetina e del boschetto laterale, ha saltato i paletti che avevamo messo come segnale, ha travolto il palo che sosteneva il faro per i lavori notturni e si è innalzata in modo spropositato. Ho chiamato i professionisti della provincia che col direttore del consorzio hanno deciso questa estrema scommessa. Togliere l’acqua da sopra e alleggerire, così, le infiltrazioni che rendono sicuramente il terreno più friabile. Va da sé che stabilito questo, si è anche deciso di proseguire a tirar fuori fango con l’escavatore per altri due giorni. Certo è che questa cosa non può durare in eterno. Una soluzione per fermare questo sconquasso che ci ha investito, va trovata. Gli operai continueranno a fare i turni di notte anche sabato e domenica, e continueremo a fare 40 viaggi al giorno coi camion per portar via il materiale franoso. Su quel ponte così essenziale per noi, unica strada di comunicazione per la pianura, di più non possiamo fare». Nel frattempo due sono i problemi principali che si presentano: lo stoccaggio del fango e la preparazione, se ce ne fosse bisogno, della piccola strada alternativa che una volta sistemata potrebbe servire da bretella temporanea fra Roccalbegna e la provinciale. Ma vi sono difficoltà per entrambe le questioni, come chiarisce il sindaco Galli: «Per adesso lo stoccaggio del materiale viene fatto alle Solferate, dove c’era un grande piazzale che, però, è stato quasi del tutto riempito. La provincia, dunque, ha reso disponibili delle sedi stradali lungo la provinciale, speriamo non troppo distanti dal ponte. La strada rurale che si snoda a valle dell’Armancione su cui stanno lavorando gli operai dell’Unione, oggi l’ho voluta percorrere – racconta Galli –. Il positivo è che si guada con gli interventi fatti. Ma il limite è che a mala pena c’entra un’automobile e che è tutta o quasi piena di fanghiglia. C’è ancora da lavorarci parecchio e comunque l dobbiamo rendere transitabile perché se chiudiamo la provinciale, quella occorre sia agibile. Non vi passeranno mezzi grandi, né scuolabus né autoambulanze, ma un’auto normale ci dovrà passare senza troppe difficoltà». Insomma problemi a non finire, in attesa che i professori della regione tornino a collocare il radar di monitoraggio promesso giovedì e in attesa anche della visita dell’assessore all’ambiente Annarita Bramerini «che vuole vedere di persona lo stato di questo disastro e dalla quale tutti noi – conclude il sindaco Galli – attendiamo sostegno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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