Il Tirreno

Grosseto

Sos non autosufficienti Grosseto cerca volontari

Dopo l’appello dei “sindaci-badanti”, il Coeso lancia un corso di formazione per amministratori di sostegno: aiutare persone sole per aiutare la comunità

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GROSSETO. Poco più di un anno fa i sindaci del Grossetano _ chiamati dal giudice a curare personalmente gli interessi di decine di cittadini soli e non autosufficienti _ lanciarono l’appello: «Non possiamo fare i badanti a tempo pieno». Da allora a oggi la situazione si è aggravata, ma da epicentro dell’emergenza ora Grosseto vuole diventare territorio modello, facendo di necessità virtù e trasformando il dramma del sostegno alle persone non autosufficienti in un progetto pilota che potrebbe fare scuola per il resto d’Italia, anche a livello normativo.

Il dramma è quello che divenne di dominio pubblico alla fine del 2012, quando Federconsumatori Grosseto portò alla luce il paradosso della legge che nel 2004 istituì l’amministratore di sostegno: una legge virtuosa e all’avanguardia che però _ mai messa in condizione di dispiegare i suoi effetti positivi _ ha finito per trasformarsi in problema. Prima di allora una persona poteva essere o “incapace” o “capace”, e nel primo caso il giudice la interdiceva, affidandola a un tutore con pieni poteri sulle scelte e sui beni del tutelato. Dal 2004, invece, si riconosce la dignità di uno stato intermedio, quello in cui vivono persone (perlopiù anziani) in grado di “volere” ma che per varie ragioni non possono esercitare le loro scelte. Un anziano allettato, per esempio, può decidere con lucidità di vendere una casa, ma non può certo curare la pratica, e a volte neppure apporre una firma. La legge istituisce dunque una figura intermedia, abilitata a dare seguito pratico alle volontà del non autosufficiente. L’amministratore di sostegno, appunto, che il giudice tutelare _ dice la norma _ nomina individuandolo in primis tra familiari e amici del soggetto in difficoltà.

Senonché la popolazione invecchia a ritmi rapidissimi e la rete sociale di sostegno (soprattutto con la crisi) si disgrega. Sempre più dunque sono le persone in difficoltà, sempre meno le famiglie in grado di aiutarle. E in assenza di familiari e amici, il giudice tutelare taglia corto e affida il soggetto in difficoltà al sindaco del Comune di residenza, ordinandogli di diventare amministratore di sostegno.

Finché i casi del genere si sono contati sulle dita di una mano, nessun problema. Poi però la questione è diventata ingestibile. Specie in Maremma, la provincia più vecchia di tutta la Toscana e il cui tessuto sociale è meno solido di un tempo. E allora ecco “piovere” sulle spalle dei sindaci decine e decine di “amministrati”. Un compito mica da ridere. Perché l’amministratore di sostegno può essere chiamato a compilare la dichiarazione dei redditi del suo “assistito”, ritirargli la pensione, pagargli le bollette, andare dal notaio al suo posto, curargli la vendita di un bene. E così via. Il tutto rispondendo personalmente di ogni azione, anche a livello penale.

Il primo a denunciare il problema fu proprio Emilio Bonifazi. Il quale, nel novembre 2012, raccontò di avere in “amministrazione” ben 17 persone, e di doversi occupare di ciascuna di esse. Bonifazi spiegò di essere un “privilegiato”, perché avendo il Comune di Grosseto un discreto numero di funzionari, alcuni di questi potevano provvedere _ su delega _ al suo posto. Ma evidenziò l’ulteriore difficoltà dei sindaci di piccoli Comuni, privi di personale cui delegare. Per non parlare poi del possibile malumore dei “delegati” e _ non ultimo dei problemi _ dell’impossibilità di offrire fino in fondo un sostegno efficace a una quantità “smisurata” di bisognosi.

Proprio Federconsumatori, col suo presidente Giuseppe De Martis, e il Coeso Sds con il direttore Fabrizio Boldrini, si offrirono per dare aiuto. La prima azione fu un convegno alla Fondazione Il Sole. Nel frattempo la situazione è precipitata (oggi il sindaco di Grosseto di “amministrati” ne ha addirittura 60), ma proprio di quel convegno ora si possono raccogliere i frutti concreti. Prima realtà in Italia, infatti, grazie alla collaborazione tra tutti questi soggetti e del giudice tutelare del Tribunale, Grosseto e la Maremma avviano un corso di formazione per amministratori di sostegno. Durerà 32 ore, lo curerà il Coeso e partirà a marzo. Non rilascerà “attestati” o “diplomi”, ma consentirà di istituire una sorta di “albo ufficioso” degli amministratori di sostegno grossetani. Una pattuglia di volontari “puri” che potranno essere autorizzati dal giudice a portare aiuto ai non autosufficienti. Da persona a persona, concedendo un po’ di tempo della propria vita ma senza rischiare nulla perché – spiegano Bonifazi e Boldrini _ la responsabilità resterà sempre in capo al sindaco, il Coeso avrà un ufficio apposito per seguire passo passo i volontari il cui operato, oltretutto, sarà coperto da assicurazione.

Volontariato puro significa, ovviamente, nessuna forma di retribuzione. Almeno per ora, perché Federconsumatori ha già avviato a livello nazionale una campagna affinché il ruolo dell’amministratore di sostegno, così prezioso, venga riconosciuto anche a livello economico.

Di fatto, e questa è forse la notizia più straordinaria, il Coeso ha già avuto la disponibilità di 18 volontari, pronti a esercitare la solidarietà nel suo significato più alto. Un numero ancora insufficiente per fronteggiare in pieno l’emergenza, ma comunque sbalorditivo. «In ogni caso non ci fermiamo qui _ dice Boldrini _ e anzi lanciamo un appello ai grossetani affinché si facciano avanti, ancora più numerosi».

«Spesso si dice che Grosseto è “indietro” per questa o quella ragione», commenta quasi commosso De Martis. «In questo caso no, proprio a Grosseto si concretizza un progetto unico ed esemplare».

Per dargli gambe, e farlo diventare un modello di “rivoluzione dal basso”, basta rivolgersi al Coeso e iscriversi al corso per amministratori di sostegno. (e.g.)

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