Il Tirreno

Grosseto

«Ormai viviamo blindati in casa»

di Fiora Bonelli
«Ormai viviamo blindati in casa»

È allarme rosso: gli attacchi dei predatori aumentano. Gli allevatori: «Abbiamo paura a uscire»

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SCANSANO. I predatori scappano sotto le finestre dei pastori con l’agnello in bocca e intorno alle abitazioni di privati scorrazzano a piacere, terrorizzando persone e altri animali.

Da Scansano a Saturnia, come in tutte le zone della Maremma e dell’Amiata è allarme rosso. Nella giornata di giovedì, mentre nell’azienda di Carmelo Masala a Manciano, si caricavano le 60 pecore morte a causa dell’aggressione di uno o più predatori, al podere Bacciolina, nelle campagne di Saturnia, un ennesimo predatore sgozzava 4 agnelli. Il pastore, Fernando Tizzi, era andato a bere un po’ di thè perché si sentiva male e aveva lasciato 5 minuti solo il gregge che pascolava sotto casa. Sono bastati pochi minuti e il predatore è entrato in azione.

Tizzi da mesi non lascia più il gregge da solo, tante sono state le predazioni che ha subito. Ma giovedì verso le 17,20 ha avuto una sorta di malore: «Stavo sorvegliando il gregge che tengo praticamente accanto a casa, quando non mi sono sentito bene e sono entrato a farmi preparare da mia moglie qualcosa di caldo. Cinque minuti, non di più. Intanto sorvegliavo dalla finestra che dà proprio sul pascolo. E quasi non credevo ai miei occhi quando ho visto correre davanti a casa un “lupo” con un agnello in bocca. A due metri dalla finestra. Mi sono precipitato fuori, ma ormai 4 agnelli erano stati sgozzati e dilaniati».

E proprio alla stessa ora, attorno alle 17, alla Voltina, nel comune di Scansano, dove passa l’Ombrone, la signora Patrizia Ranieri ha assistito a una scena che l’ha lasciata sotto choc, sebbene sia ormai abituata da oltre tre anni a brutti incontri: «Ero uscita di casa per cercare asparagi - racconta Patrizia - e ho visto due caprioli correre lungo la mia recinzione e dietro due “cani” neri che li inseguivano. Non so se siano riusciti a raggiungerli, perché poi si sono perduti alla mia vista. Sta diventando pericolosissimo - aggiunge la signora Patrizia - vivere così. Non possiamo uscire liberamente dalla nostra recinzione. Ma noi dobbiamo lavorare e non ci possiamo permettere di non farlo. Occorre uscire per andare nei campi. Tutti i giorni vedo animali alla mia rete: sono ibridi, un po’ di tutti i colori. Li ho visti bianchi, grigi rossicci e neri. Quelli che inseguivano i caprioli erano neri. Qui i caprioli sono di casa, ma da tre anni a questa parte è di casa anche il predatore. Sono terrorizzata e impedisco addirittura a mia figlia di uscir fuori dal nostro cancello. Non siamo più tranquilli. Non mi fido nemmeno più ad andare al capannone dove teniamo gli attrezzi da lavoro, né la mattina né il pomeriggio e figuriamoci di buio. I canidi vengono dalla parte dell’Ombrone che scorre sotto la nostra casa attorno alla quale si estende un vasto piano pulito. Così io li posso vedere anche da lontano e dico che c’è una presenza eccezionale di questi animali. Ne sentiamo, la notte, gli ululati e di giorno li vediamo vicinissimi fare il giro della casa. Noi vogliamo stare tranquilli e lavorare in santa pace. Ma così è un disastro».

E intanto si moltiplicano, da parte degli allevatori, gli appelli per la soluzione di un problema che non può essere risolto con progetti giudicati solo palliativi. Lo dice a chiare note Ugu Bussu, un allevatore di 40 anni, con azienda a Manciano: «Da quasi 25 anni faccio questo lavoro, amo la mia terra, la curo, la sistemo, di certo non la inquino in nessun modo. I miei quasi 600 capi sono tenuti al meglio, danno del buon latte che verso al caseificio sociale di Manciano, che fa dell’ ottimo formaggio e una serie di altri prodotti eccellenti. Per risolvere la questione, si dà spazio ad un progetto che non ha nessun senso, si mettono in difficoltà centinaia di famiglie e un indotto che per la meravigliosa Maremma e la spettacolare Toscana è di vitale importanza. Ci sono personaggi che, a quanto leggo da diverso tempo, non hanno la benché minima idea di come funzionano le cose in campagna e di come si mantiene la natura. Quella campagna plasmata dall’uomo per gli animali, che ci danno mille cose buone e ci consentono di mantenere un territorio apprezzato in tutto il mondo. Tutte le presunte soluzioni che si stanno intraprendendo - incalza Bussu - sono solo uno spreco di soldi, che non porteranno a niente. E non sa quel che dice chi consiglia di tenere le greggi al coperto, e di vigilarle di notte».

Anche Federico Vinciarelli, con un’azienda a Magliano in Toscana che ha subito due giorni fa una predazione, commenta che anche i cani da guardiania usati per sorvegliare il gregge hanno costi esorbitanti: «Non solo per mantenerli ma per assicurarli, perché se fanno danni a qualcuno, dobbiamo risarcirli. Ma mi chiedo - dice - Noi padroni dei cani paghiamo i loro danni a chi li subisce e i danni provocati dai lupi chi li paga? Di chi sono i lupi? Il loro padrone la paga l’assicurazione?».

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