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Organni: «Non siamo noi a stabilire il tariffario»

GROSSETO. «Le tariffe dei rifiuti non le facciamo noi»: parla chiaro Eros Organni, amministratore delegato di Sei Toscana, gestore unico da poco più di un mese per le tre province del sud. E spiega...

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GROSSETO. «Le tariffe dei rifiuti non le facciamo noi»: parla chiaro Eros Organni, amministratore delegato di Sei Toscana, gestore unico da poco più di un mese per le tre province del sud. E spiega che l’azienda che dirige è “spettatrice” in questo dibattito fra sindaci e Ato sui costi dei rifiuti. «Sono preoccupato – ci dice – perché il dibattito ha perso completamente il quadro di riferimento. E si pensa che Sei Toscana sia il problema, quando invece può essere una soluzione, quantomento per calmierare gli aumenti».

Però le tariffe aumentano, su questo non ci sono dubbi. «È l’Ato sud a stabilirle. E lo fa in base a tre parametri chiarissimi: 1) la legge; 2) le regole della gara; 3) i servizi chiesti. Per noi che siamo entrati a gestire il tutto da poco più di un mese non è così facile spiegare da cosa dipendono gli aumenti».

Via su, un’idea ce l’avrà... «Certo che me la sono fatta. I costi aumentati derivano da tre fattori. Il primo sono i nuovi servizi che ci sono stati chiesti rispetto all’anno scorso, in particolare l’incremento del porta a porta che, come tale, costa assai di più. Il secondo è legato a dinamiche nazionali che hanno portato rischi finanziari più alti per i gestori. Il terzo è il sistema di impianti, se chiedono di realizzarne di nuovi, i costi ci sono. E poi i Comuni hanno fatto scelte contrarie all’ottimizzazione, come la gestione separata di impianti e servizi».

Ma si parlava di ottimizzazione dei costi con il gestore unico. «Detto che le tariffe sono legate a scelte di pianificazione pubblica, è chiaro che noi, entrando a regime, potremo trovare economie di scala. Ma abbiamo anche progetti che porteranno altri risparmi. Ci sono le basi per sviluppare business verdi nuovi, su tutti il recupero dei materiali da differenziata, introiti che abbatteranno i costi. E poi abbiamo proposto ai Comuni, spingendo forte sulla differenziata, di non realizzare l’impianto termovalorizzatore di San Zeno (Arezzo, ndr). Sono 80 milioni risparmiati».

Ma la differenziata, almeno in Maremma, è un disastro. «Siamo al 34% medio in tutto l’Ato. In sostanza va quasi raddoppiata. L’obiettivo è arrivare almeno al 65%, per avere un 55% di riciclo e recupero, visto che gli scarti ci sono comunque. In questo contesto, più che un altro inceneritore, abbiamo già Poggibonsi, sarebbero utili piccoli impianti per fare selezione e produrre energia. Anche questi porterebbero dei vantaggi economici ad abbassare le tariffe. Ripeto, il problema non siamo noi. Noi possiamo dare una mano a contenere gli aumenti». (g.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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