Proteste
Ato e sindaci, ora è scontro sui rifiuti
Col gestore unico previsti aumenti che arrivano al 40%. Camillo (Manciano): «Ci sono voci di costo senza senso»
GROSSETO. La gestione un po’ caotica dei rifiuti in Maremma negli anni passati adesso chiede il conto. E il brutto è che il conto, alla fine, lo pagheranno i cittadini, perché la legge, da qualche tempo, prevede che la tariffa copra il 100% dei costi e non ci può essere più integrazione da parte dei Comuni.
Infatti nei giorni scorsi l’Ato rifiuti Toscana Sud, che ha da poco più di un mese affidato il servizio complessivo al gestore unico Sei Toscana, ha presentato il “piano provvisorio dei corrispettivi riconosciuti al gestore unico”. In sostanza, il prospetto di quanto i Comuni dovranno pagare a Sei Toscana per i servizi richiesti.
E i numeri hanno fatto saltare sulle seggiole i sindaci maremmani, così come quelli aretini e senesi. Perché tolto qualche caso, Magliano per esempio pagherà qualcosa meno, per molte Amministrazioni gli aumenti rispetto al 2013 vanno dal 20 al 40%. Così nei giorni scorsi i sindaci si sono riuniti in un’agitatissima assemblea, nel corso della quale hanno chiesto all’Ato, e quindi anche al gestore unico, di rivedere cifre che imporrebbero un aumento equivalente delle bollette. Mica facile da spiegare ai cittadini, soprattutto in quei paesi, quasi tutti, dove già a dicembre il conguaglio della Tares, gestito peraltro in modo pessimo, è stato una mazzata da rivolta popolare.
Gli aumenti sono legati soprattutto al fatto che le norme europee, e la Regione, chiedono un forte aumento della raccolta differenziata, da realizzare con il costoso sistema del “porta a porta”. E, in Maremma soprattutto, le percentuali sono molto basse perché nessuno ci ha mai investito negli anni e deve farlo adesso tutto insieme. Si pensi che Grosseto non ha un sistema unico in tutta la città e in centro i cittadini fanno sostanzialmente come vogliono. Inoltre la scarsa dotazione impiantistica, si è sempre scelto di conferire in discarica, impone investimenti che gravano sui costi complessivi.
Ma la rabbia degli amministratori è legata anche alla cattiva gestione dell’intera vicenda, con Sei che si era impegnata, alla firma del contratto (23 marzo del 2013) a presentare una revisione totale dei servizi entro luglio scorso e che, di fatto, è invece arrivata a dicembre senza farlo e ha solo preso in carico quanto già c’era.
«I tempi non sono stati rispettati – spiega l’assessore Antonio Camillo, di Manciano, che ha studiato a fondo la vicenda –. E non c’è stato alcun miglioramento del servizio. A dicembre ci hanno presentato un piano tariffario totale, senza dettagli, con l’impegno di rivederlo a giugno. Ma quando è arrivato il piano dettagliato, abbiamo scoperto che ci chiedono di costituire un fondo (4 milioni di euro) per coprire eventuali mancati pagamenti. E che vorrebbero il 5,32% per il rischio interfaccia con gli impianti. Cifre che contestiamo in pieno». Intanto, però, Sei chiede di fatturare il primo mese di lavoro, facendo capire che senza quei soldi non potrebbe pagare i dipendenti: «Un mezzo ricatto per i Comuni, visto che ci sono famiglie di mezzo. Noi, contestando le cifre, abbiamo proposto che ci venga fatturata la stessa cifra dell’anno scorso con la rivalutazione Istat. Ma non c’è accordo su questo. Ci rivedremo martedì, ma siamo pronti a dare battaglia».
@guifiorini
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