Proteste
Con il phon contro la concorrenza sleale
Nasce l’associazione dei parrucchieri del golfo per combattere il lavoro in nero e chi non rispetta le regole
FOLLONICA. In media guadagnano il trenta per cento in meno rispetto al passato. Colpa della crisi economica? Non solo: a pesare e non poco è la concorrenza sleale. I parrucchieri follonichesi hanno scelto l'unione: per contrastare la recessione e il fenomeno del lavoro in nero serve una realtà che abbia una forma ben precisa e che possa essere punto di riferimento per il futuro. Da qui l'idea di creare un’associazione alla quale ad oggi sono già iscritti 21 parrucchieri follonichesi e altri si aggiungeranno: prima proposta? Riattivare le tabelle dei prezzi minimi. «Dopo un lungo periodo di disgregazione – hanno spiegato il presidente Andrea Agnelli e Alberto Bromo, vicepresidente del gruppo - abbiamo sentito l’esigenza di unirci definendo le finalità condivise: vogliamo migliorare i rapporti tra colleghi e scambiarci dei consigli sulla qualità del servizio. Inoltre abbiamo pensato a una serie di eventi per vivacizzare la città e promuovere le nostre attività e, infine, vogliamo contrastare la concorrenza sleale che, in questo momento di crisi, è diventata insostenibile». Il fenomeno non è certo solo follonichese: in ogni centro italiano negli ultimi anni stanno aprendo attività dove vengono offerti servizi o venduti dei prodotti a costi inferiori rispetto al mercato nazionale. Il problema si amplifica quando, come in questo caso, c'è chi svolge la professione senza avere le carte in regola quindi non pagando le tasse regolarmente. «Il problema che ci preoccupa di più? L'aumento degli abusivi - spiegano ancora il presidente e il suo vice - C’è chi svolge l’attività a domicilio e chi ha una sorta di bottega nel suo appartamento. In entrambi i casi i prezzi sono più bassi perché non ci sono di contro imposte da calcolare, e non devono essere pagate Iva e le classiche spese amministrative. E non c'è solo questo: molte attività con la vetrina affacciata sulla strada non sono in regola dal punto di vista amministrativo (non rispettano leggi regionali o comunali) né per quanto riguarda l'aspetto sanitario o la conformità alle norme dei prodotti usati. Ci sono poi irregolarità fiscali e prezzi eccessivamente bassi che fanno pensare che il salone sia solo una copertura per svolgere altri tipi di attività. E' impensabile proporre delle cifre che si aggirano tra i 5 e 10 euro, non sono sostenibili per l’imprenditore». E oltre a chiedere con forza controlli mirati alle istituzioni, l'associazione ha deciso di impegnarsi nell'organizzazione di manifestazioni che rilancino le loro attività. «In calendario ci sono già degli appuntamenti per l'estate – spiegano dal gruppo – Sulla scia del successo degli “Show cooking” abbiamo pensato di dar vita allo “Show hair”: una sorta di festa che si terrà nel giardino del Casello idraulico (in via Colombo) dove chi vorrà riceverà un trattamento gratuito». Per informazioni: associazionepf@virgilio.it.
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