Sicurezza
Truffa all’Ente Parco, ex dirigente nei guai
Tra gli indagati nella maxi operazione della guardia di finanza di Pisa c’è anche Simone Sorbi
GROSSETO. Una massa di documenti da studiare e i primi interrogatori delle persone indagate da mettere a verbale. È solo all’inizio il lavoro della guardia di finanza, su delega del pm Flavia Alemi, sui conti dell’Ente Parco di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli. L’inchiesta è tutt’altro che chiusa e non è escluso che l’elenco degli indagati possa allungarsi. Per ora la lista comprende sette nomi accusati, a vario titolo, di truffa, peculato, abuso d’ufficio e falso ideologico.
I finanzieri del nucleo di polizia tributaria hanno già iniziato a sentire alcune persone informate sui fatti. Sono testimonianze importanti per ricostruire i percorsi seguiti, in entrata e in uscita, dai fondi pubblici a partire dal 2008 e che arrivano fino alla nuova gestione, escludendo gli attuali vertici da ogni coinvolgimento. Anzi, è stato proprio il cambio di passo della governance Manfredi-Gennai a dare una svolta alle indagini. La scarsa chiarezza nella rendicontazione è stata denunciata anche dal collegio dei revisori dei conti. Si parla di 16 milioni di residui attivi e di 13 milioni di residui passivi iscritti a bilancio in modo opaco. E così presidente e direttore del Parco hanno girato carte e perplessità contabili alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti.
Non ci sono politici iscritti sul registro degli indagati. Tre sono consulenti esterni che hanno collaborato per alcuni progetti con l’Ente Parco. Uno è l’ex direttore, uscito nel novembre 2012 in modo conflittuale con il parco, l’ingegner Sergio Paglialunga, 61 anni, di Pisa. Ci sono poi l'ex ragioniere capo dell'organismo, Vittorio Monni, di Pontedera, un altro dipendente, Massimo De Prosperis, 61 anni, addetto all’ufficio ripristino del servizio di pianificazione del territorio. Infine, compare tra gli indagati anche un ex dirigente della Regione, Simone Sorbi, 65 anni, di Grosseto, in pensione dal 2009. Nell’agosto scorso finì sotto inchiesta a Firenze per peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, falso, abuso d'ufficio.
Al vaglio dei finanzieri ci sono oltre 200 delibere. Le accuse sono concentrate su una serie di singoli episodi che, messi insieme, danno il senso di un sistema che per gli investigatori definire approssimativo è un eufemismo. La contestazione del peculato è riferita all’uso privato di auto e telefoni aziendali. C’è poi la parte dei progetti finanziati dalla Regione per i quali i riscontri su quanto realizzato non sarebbero poi così immediati. Di uno in particolare, dell’importo di almeno 300mila euro, i finanzieri stanno definendo l’iter, dall’erogazione all’utilizzo pratico, senza trovare, al momento, alcuna rispondenza.
Il sindaco di Vecchiano, Giancarlo Lunardi, per anni presidente dell’Ente Parco, spiega: «Nel caso si rendesse necessario, sono a disposizione dell’autorità giudiziaria, nell'ambito delle competenze degli organi rappresentativi dell'ente. Da parte mia, come uomo delle istituzioni, c’è piena e completa fiducia nell’operato degli organi inquirenti, nella certezza che l'ex direttore e gli stessi funzionari dell’Ente Parco saranno in grado di chiarire positivamente la loro posizione rispetto ai fatti ed alle vicende per le quali sono chiamati in causa. Durante la mia presidenza sono state portate a soluzione questioni di importanza storica per il territorio del Parco che attendevano da decenni una positiva conclusione».
Pietro Barghigiani
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