Il Tirreno

Grosseto

Lotta contro il tempo per la strada

di Fiora Bonelli
Lotta contro il tempo per la strada

Turni anche notturni per evitare che la terra danneggi il ponte. Galli: «Avremmo il Comune diviso in due»

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ROCCALBEGNA. La frana non dà tregua. Si lavora a marce forzate e con turni anche di notte per non chiudere, al ponte dell’Armancione, la provinciale 160 che mette in comunicazione Roccalbegna con la Maremma e il capoluogo. Un tour de force a cui partecipano il comune di Roccalbegna, la provincia, il Genio civile, l’Unione comuni, la Regione e il consorzio Osa Albegna. La parola d’ordine è vincere la velocità di una frana che dopo aver fatto accartocciare 40 ettari di terreno, adesso si sta gettando nell’alveo del torrente Armancione . Il quale è attraversato da un ponte la cui luce è ormai otturata dalla fanghiglia, dagli alberi e dai sassi e occorre evitare che tracimi. Se lo facesse, quel ponte sarebbe sommerso (è incerto se reggerebbe l’urto della frana) e la strada dovrebbe essere chiusa. Già fin da martedì, dunque, quando è apparso chiaro a tutti che la situazione era davvero a rischio chiusura strada, si sono messe in atto delle linee operative di somma urgenza. Il sindaco Massimo Galli che segue costantemente ogni mossa, spiega il perché di tanto impegno a non volere che quella strada venga chiusa: «Interrompere la strada all’altezza del ponte sull’Armancione, significa dividere in due il territorio comunale. Da una parte resterebbero Roccalbegna e Triana, dall’altra parte Santa Caterina, Cana e Vallerona. Non potrebbero transitare pulman di linea e di trasporto studenti, pulmini, autoambulanze. Per assicurare la comunicazione, gli operai stanno rendendo transitabile la strada rurale delle Bandite, che passa sotto il paese e attraversa a valle l’Armancione. In caso di necessità il traffico minuto potrebbe passare di lì e forse riuscirebbe ad entrarvi anche un mezzo di soccorso particolarmente piccolo. Ma non certo pullman. Per i quali l’unica soluzione sarebbe quella di creare un passaggio solo pedonale sul ponte e far scendere i passeggeri da un autobus che arriva da un lato del ponte e farli salire in un altro autobus, pronto dall’altra parte. Una soluzione come quella trovata per l’interruzione Salaiola- Monticello, ma a cui stiamo cercando in ogni modo di non arrivare». Per evitare il peggio, la giornata di ieri è stata tumultuosa e infaticabile: torrente deviato, tonnellate e tonnellate di melma e detriti portati via dal letto del torrente incriminato: «Intanto gli escavatori hanno lavorato su più fronti. Hanno deviato a monte le acque dell’Armancione portandole al fosso Ginevra, pochi metri più avanti. Il Ginevra che era secco, adesso tira, segno che l’operazione è riuscita. Purtroppo, però, la frana anche senza l’acqua del torrente continua a venir giù. Se con l’escavatore fisso a togliere il fango giorno e notte e col ritmo continuo dei camion che vanno a vengono per portare via i detriti, riusciremo a battere il tempo di velocità di frana, abbiamo qualche speranza di non chiudere la strada, altrimenti ci dovremo arrendere». Intanto mentre i turni di notte sono organizzati, i 40 ettari soprastanti continuano a muoversi verso valle e si chiudono a imbuto in direzione dell’alveo dell’Armancione. Giardi, il proprietario del poderino che sta crollando, fa notare che gli alberi si sono spostati dalla posizione originaria di circa 40 metri. Il terreno è disseminato di ferite da dove spuntano legni e pali che misurano i metri di cammino della terra che si muove di ora in ora: si sente il rumore delle radici che si spezzano e degli alberi che si inclinano. Una marea di terra che corre giù, verso quel fiume.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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