Sicurezza
Argine in ritardo, colpa degli espropri
Il Consorzio Bonifica e i lavori post alluvione: «25 famiglie mancianesi hanno opposto resistenza a concedere i terreni»
ALBINIA. «La Regione è al corrente di ogni ritardo che abbiamo avuto per l’argine remoto e per ogni problematica legata agli espropri». Così risponde il Consorzio di bonifica alla Regione Toscana sui ritardi riguardo alla realizzazione dell’argine remoto, l’opera finanziata proprio dalla Regione per difendere gli abitanti di Polverosa e Albinia da eventuali eventi alluvionali.
Il Consorzio - ai ritardi che gli vengono imputati dalla Regione - risponde spiegando quel che succede. «Noi presentiamo questo e quel progetto - spiega il presidente Francesco Giuseppe Bozzini - Poi andiamo dai proprietari e diciamo che esproprieremo loro il terreno perché verrà coperto dall’argine remoto e il proprietario non è d’accordo e minaccia di chiamare l’avvocato se non gli vengono date determinate garanzie minacciando di non farci passare...».
«Abbiamo fatto una riunione con il sindaco Marco Galli di Manciano - prosegue Bozzini - e i 25 proprietari interessati dal passaggio nelle loro aziende dell’argine remoto e abbiamo incontrato delle difficoltà. Abbiamo detto: o ci date le vostre terre o noi facciamo l’esproprio coatto. Insomma, entriamo per forza perché abbiamo un decreto urgente ai sensi della legge sulla espropriazione. Alcuni - racconta lui - non ci volevano far entrare, abbiamo dovuto far capire che con l’esproprio coatto si perdono delle garanzie che spettano ai coltivatori, dei surplus non di poco conto e che alla fine, essendoci un vincolo preordinato, l’espropriazione ci sarebbe stata ugualmente, tanto valeva cedere il terreno bonariamente. Tutto questo però ha ritardato le operazioni di almeno due mesi, ma ripeto - sottolinea Bozzini- la Regione sa ogni cosa, noi stiamo lavorando».
Insomma. I proprietari delle terre interessate dal passaggio dell’argine remoto non erano tutti d’accordo, convinti che comunque l’argine remoto sarebbe andato ad arrecare un pregiudizio alle loro coltivazioni, e un danno economico per l’azienda dato che porzioni del proprio terreno non sarebbero state più coltivabili. «Abbiamo dovuto far capire che l’argine remoto è un’opera che serve non solo a proteggere gli abitanti a valle ma che protegge almeno sei poderi anche in quella zona. Una volta superato lo scoglio dei recalcitranti si è potuto entrare, fare le prove ed ora siamo in dirittura per la presentazione dei progetti. Sono passati dei mesi, ma la regione ne è perfettamente a conoscenza e sa di cosa parliamo dato che, per realizzare la cassa di espansione di Campo Regio, dovrà fare lo stesso iter degli espropri e di sicuro tutto liscio non andrà». Ritardi inaspettati, che però ci sono stati e che sembrano essere superati. «Il tragitto dell’argine, cambiato anche per andare incontro alle esigenze degli agricoltori, è ormai definito e siamo in dirittura d’arrivo per andare in conferenza dei servizi per approvare il progetto definitivo- esecutivo». Un’opera coplessa, che ha incontrato momenti in cui gli ingranaggi si sono fermati perché si sono riscontrate problemi di varia natura - gli espropri appunto - o zone non a posto dal punto di vista della regimazione idraulica che hanno richiesto nuovi interventi dei progettisti. Il Consorzio di bonifica, nonostante tutto, non ci sta a fare da capro espiatorio e ha documentato ogni ritardo a lui non imputabile affermando con forza che «siamo noi - dicono- che tuteliamo i cittadini, siamo noi che abbiamo a cuore la loro sicurezza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
