La manifestazione
Servizi a domanda, i conti non tornano
Mense, istruzione, trasporti: fra tagli statali e spese ridotte dalle famiglie il Comune cerca un non facile equilibrio
GROSSETO. L’assessore Luca Ceccarelli, negli ultimi 3 anni, si è occupato per il Comune capoluogo dei cosiddetti “servizi a domanda individuale”, cioè di tutte quelle attività, gestite direttamente dal Comune e poste in essere a richiesta dell’utente. Servizi per i quali si va a toccare il portafoglio delle famiglie, richiedendo contribuzioni personalizzate di compartecipazione, ricavate con l’applicazione dell’Isee. Ovviamente a copertura solo parziale del costo sostenuto dalla collettività. Dello stato dell’arte di questo settore, e delle sue prospettive, del suo futuro abbiamo parlato con l’assessore.
Ceccarelli, iniziamo dai servizi educativo-scolastici. Ci può dare qualche cifra?
«Il servizio mensa, che coinvolge 32 scuole statali per oltre quattromila bambini e 442.500 pasti forniti ogni anno scolastico, ha un costo per il Comune di circa 2,8 milioni a fronte di incassi per 1,5 milioni. Si tratta del servizio con maggior copertura, attestandosi al 50% circa. Il costo di un singolo pasto, infatti, parte da un minimo di 1 euro e arriva a un massimo di 6,75, con esenzione prevista a cura del Coeso e soprattutto attribuzioni delle dovute agevolazioni, per chi ha più di un figlio. Poi c’è il servizio di trasporto scolastico, che coinvolge 191 bambini su 11 percorsi, per un costo complessivo di 685mila euro. L’amministrazione comunale inoltre impiega circa 100mila euro per 3.372 cedole librarie, che garantiscono la gratuità dei libri scolastici a quei giovani studenti grossetani che non potrebbero permettersi di acquistare libri e testi; 82mila euro, invece, è la cifra a bilancio per lo svolgimento dell'attività di mediatori linguistici (a copertura di un’utenza pari a 100 alunni) e trasporto di disabili».
Scuole dell’infanzia. Facciamo il punto anche su quelle.
«I servizi all’infanzia sono al momento gestiti dall’istituzione Iside, che è un soggetto istituito dal Comune di Grosseto quasi 8 anni fa e che persegue le finalità di programmare, coordinare, potenziare e gestire le attività necessarie al funzionamento e alla qualificazione dei servizi educativi per l’infanzia comunali (6 nidi e 7 scuole dell'infanzia). Accedono a questi servizi 600 bambini, con idonee strutture sia in città che nelle frazioni di Marina di Grosseto, Istia e Batignano compiendo così anche un importante ruolo di presidio di questi territori. Iside impiega 109 dipendenti, con un costo complessivo a carico del Comune di 4,8 milioni, provvedendo anche all'aspetto delle sostituzioni del personale, che a seguito di un’attenta “spending review” ha visto scendere i costi, per le sostituzioni, da oltre 1 milione di euro a 600 mila, con un sensibile risparmio in termini di costi per l’ente, senza per questo incidere sulla qualità e quantità dei servizi erogati. Non solo. A fronte di una sostenuta domanda di scuole dell’infanzia, con conseguente formazione di lunghe liste d’attesa, il Comune ha attivato 3 sezioni Pegaso, garantendo ulteriori 75 posti. A fronte di questa mole di spesa a oggi gli introiti sono di circa 700mila euro, il che fissa il tasso di compartecipazione delle famiglie al 14%».
Come farete in futuro a sostenere questo enorme sbilanciamento?
«Non sarà semplice. Innanzitutto un accordo con le organizzazioni sindacali ha già permesso l’esternalizzazione di un nido d'infanzia (via Lago di Varano) e la proposta di statalizzazione di due scuole dell’infanzia comunali (via Lago Maggiore e via Adamello), già deliberata da Comune, Provincia e Regione ed in attesa dell'assegnazione degli organici da parte del Ministero. Ma soprattutto è Iside che avrà bisogno di un ripensamento, alla luce degli enormi tagli in termini di trasferimenti statali a favore dei Comuni, nonché a seguito della diversificazione della domanda di servizi che perviene dall'utenza, in particolare da quella che più subisce questo momento di difficoltà economica».
Parliamo delle altre voci di uscita del suo settore.
«Il Comune di Grosseto si occupa poi dell’erogazione dei contributi a sostegno del canone di locazione, che nel 2013 sono stati assegnati a 578 famiglie, per un costo di 400mila euro, evitando così numerosi sfratti. Inoltre nel 2013 sono stati concessi 1.593 tesserini per l’esenzione dal ticket sanitario e 145 assegni di maternità, 157 invece i contributi per i nuclei familiari con almeno tre figli minori a carico. Non va dimenticato poi il bonus energia, attraverso il quale 1.226 famiglie con Isee inferiore a 7.500 Euro annui beneficiano di sconti in bolletta su energia elettrica e gas».
Ma quale può essere il futuro dei servizi a domanda individuale?
«Come ho detto esistono servizi la cui copertura è adeguata (50%) e altri per i quali quasi il 90% è sostenuto dalla fiscalità generale. Questo significa che le aliquote dei principali tributi locali vanno mantenute ad un livello che sostenga queste percentuali, intercettando anche il malcontento dei cittadini che, sempre più spesso, contestano il sovvenzionamento di servizi che non utilizzano».
La crisi, si sa, spesso acutizza gli egoismi, ma c’è del vero in quello che viene denunciato.
«Sono d’accordo. E infatti abbiamo provveduto a un riallineamento delle tariffe mantenendo forti agevolazioni per i redditi più bassi. Chiaramente sul trasporto, anche alla luce di una diminuzione della domanda, sarà necessario approfondire il contratto con il fornitore di servizi. Sulle strutture Iside, come detto, sarà più complesso, ma non meno importante, intervenire. Stiamo sperimentando con successo la collaborazione tra il pubblico e la cooperazione sociale. Il problema è sul tavolo, urgente e non più rimandabile. Si tratta di disegnare il futuro dei servizi al cittadino, in un momento difficile per le famiglie e con poche risorse a disposizione».
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