Sicurezza
Riparte l’offensiva contro gli ortofrutta
Di nuovo chiuso l’esercizio di via Giusti, occupazione di suolo pubblico non autorizzata. Altrove anche problemi igienici
GROSSETO. Fa sul serio: l’occupazione del suolo pubblico non è autorizzata e così arriva l’ordinanza del sindaco che impone la chiusura all’ortofrutta di via Giusti 52 per 5 giorni. Per il locale non è una novità: già 7 i verbali accumulati in un anno (con questo 8), oltre a una chiusura forzata risalente al maggio scorso con il sequestro penale di 5mila chili di merce.
A illustrare alla stampa gli interventi per contrastare irregolarità commerciali un Emilio Bonifazi su di giri. Il capo della giunta, affiancato dagli assessori Emanuel Cerciello (commercio), Arsenio Carosi (polizia) e dal comandante della municipale, Felice Carullo, snocciola numeri, fa battute e tiene alto il ritmo della discussione con continue allusioni e bordate. Se la prende con i «fenomeni da tastiera», quelli che «pensano sia semplice risolvere tutto e scrivono su Facebook». Alla fine, il messaggio vuole essere chiaro: il Comune non ha mai avuto la mano leggera verso certi comportamenti. Per dirla alla Bonifazi «non è che ci regalano le bustine di frutta» per non intervenire.
È un “one man show”, direbbe qualche amante della lingua inglese. Tutto ruota attorno alla catena di frutta e verdura spuntata in città da un paio di anni a questa parte: due in via Emilia, poi le vie Liri, Giusti e Tripoli. «Il primo verbale a uno di questi negozi – ricorda il sindaco – è del giugno 2012». Poi tanti altri controlli, blitz e ordinanze. A un paio di queste attività non verrà rinnovato il permesso Tosap. Sono 24 i verbali della municipale legati all'occupazione abusiva del suolo pubblico in via Emilia. Lì, dove «una pensilina dell’autobus è diventata una pattumiera e ci sono pile di scatoloni alte più di due metri» come ha ricordato l’assessore Cerciello, di multe sono fioccate. Eppure l’attività è sempre in piedi. Ma quelle di via Emilia non sono le uniche multe: l’ortofrutta di via Tripoli ne ha rimediate 4, quello in va Liri 6 e ben 8 quello di via Giusti. «Durante gli innumerevoli sopralluoghi sono state riscontrate 6 violazioni igienico sanitarie, 3 casi di smaltimento irregolare di rifiuti e un caso d’immigrazione clandestina».
Insomma, «questa è una guerra – sbotta Bonifazi – di cui conosciamo l'inizio, ma non la fine. Vince chi ha più tenacia». Il sindaco assicura che la vigilanza del Comune è costante e appropriata. Tutto nel tentativo «di fermare sempre nei termini temporanei che la legge ci consente, un fenomeno preoccupante. Queste persone hanno la possibilità di trovare locali in affitto, chiedere e ottenere autorizzazioni all'ufficio Tosap che poi non pagano, cosa che ci ha consentito d'intervenire adesso in modo radicale, non rinnovando il permesso. Perché qui non c'entra chi apre negozi e quanti ne apre, ma solo chi rispetta o non rispetta le norme».
Anche perché, come sottolinea l’assessore Cerciello, senza rispettare le leggi si era dato vita a una «concorrenza sleale. Una situazione vergognosa che non poteva più andare avanti». Ma le sanzioni migliori sono quelle dei cittadini: «La gente – ha ribadisce l’assessore Carosi – deve sapere che i prezzi troppo bassi sono spesso figli della violazione di norme igienico sanitarie o di evasione». Per Carosi a volte i vigili «sono mortificati» dalla mancanza di norme stringenti, ma questo non è un problema che può essere affrontato a livello locale.
Quelle sugli ortofrutta non sono le uniche iniziative avviate dall’amministrazione per contrastare comportamenti irregolari e forme di degrado. «Ventuno - dice il comandante Carullo - i controlli su centri commerciali, estetici e imprenditori agricoli». Dodici le sanzioni. «A seguito delle note ordinanze contro bivacco, parcheggiatori abusivi e prostituzione - ricordano dal Comune - sono state identificate 102 persone. Ben 59 le sanzioni amministrative, 9 le denunce per immigrazione clandestina e 78 controlli per vendita abusiva che hanno portato complessivamente a 26 sequestri penali e 34 amministrativi». Le sanzioni pecuniarie? «Andranno a ruolo» assicura Bonifazi.
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