Sicurezza
I predatori in onda a Striscia la notizia
Una troupe a Scansano per parlare degli assalti alle greggi. Un pastore scrive a Rossi: «Guai a togliere le pecore dai pascoli»
SCANSANO. Striscia la Notizia a Scansano per “strisciare” il problema predatori. La troupe del tg satirico di Canale 5 ha incontrato e fatto esprimere tutte le parti in causa, dopo aver seguito polemiche e accadimenti su tv e giornali.
Anche in questa circostanza si sono fronteggiati («ma con grande civiltà e rispetto reciproco», commenta un allevatore presente), da un lato associazioni di categoria, Cia, Coldiretti, Confagricoltura e rappresentanti di allevatori, dall’altra animalisti di Lav e Wwf. Ha fatto gli onori di casa il sindaco di Scansano, Sabrina Cavezzini, che ha ricevuto quelli di Striscia nel salotto buono del Comune, presentando la Maremma scansanese come terra che si regge sull’agricoltura e sull’allevamento, ma che tiene alla tutela dell’ambiente e alle biodiversità. Un invito, dunque, a quelli di Striscia a valutare entrambi gli aspetti della sua terra.
Poi, tutti in un’azienda zootecnica di Pomonte, dove la troupe ha fatto riprese alle greggi e all’ambiente dei pascoli e alle realtà produttive. La trasmissione andrà in onda a giorni, ma ancora la data non si conosce.
E sempre a proposito del problema predatori, interviene un pastore di Stribugliano, Dante Ricciardi, il quale scrive di desiderare che «il presidente della regione Toscana Enrico Rossi a cui un gruppo di ambientalisti ha presentato 26.000 firme per “salvare” il lupo guardasse bene di chi sono quelle firme». Ricciardi da mesi, ormai, è in polemica aperta nei confronti di certi metodi ambientalisti, che non si dà pace a vedere il proprio lavoro in bilico a causa dei predatori e soprattutto minato da un accanimento da parte di qualche ambientalista: «26.000 firme da tutto il mondo, ottenute in maniera telematica - afferma Ricciardi - non sono tante. Anzi, pochissime. Ma quello che mi turba di più è che forse Rossi non sa è che dentro quella lista ci sono pure le firme di coloro che hanno sostenuto di recente che i gas negli escrementi degli ovini provocano il buco dell’ozono; oppure la firma di chi ha scritto, nero su bianco, che il lupo mangia solo le pecore in eccedenza, quelle che sul mercato non si venderebbero; ma c’è anche la firma di tutti quelli che boicottano la carne di agnello e spingono gli altri a fare lo stesso e soprattutto di quelli che si definiscono ambientalisti e non lo sono. C’è la firma di chi è ignaro che la pecora è un manovale naturale per la cura dei dissesti idrogeologici: le pecore, infatti riportano da valle a monte del materiale importante per custodire gli argini dei fossi. Le pecore poi, passando sempre nel solito posto, creano il “sentieramento”, con la creazione di scoline e fossette che servono a far scorrere l’acqua e a evitare frane e smottamenti».
«Levate le greggi dai pascoli e vedrete cosa succederà: un disastro- profetizza Ricciardi - come è dimostrato dagli eventi di quest’anno. Il governatore bisognerebbe si accertasse se quelle persone hanno messo un piede, anche una volta sola, in un ovile e sanno cosa è una pecora. Perché il lupo la carta d’identità ce l’ha ed è stato addirittura inquadrato nei ranghi intoccabili nelle stanze dei bottoni. La pecora no. Il pastore nemmeno. E ha potere di vita e di morte su ciò che ignora, chi non conosce né pecore, né pastori né lupi. Non li conosce e certo non li ama né li rispetta».
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