Il Tirreno

Grosseto

il processo per la morte di simone bertelli

Il dna rilevato sull’airbag scagiona l’amico imputato

VALPIANA. «Bongini era disperato, ai sanitari che lo stavano curando dicevano che stava dormendo quando era successo l’incidente e che si era svegliato con l’impatto». Bongini è Luca Bongini, 33 anni,...

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VALPIANA. «Bongini era disperato, ai sanitari che lo stavano curando dicevano che stava dormendo quando era successo l’incidente e che si era svegliato con l’impatto». Bongini è Luca Bongini, 33 anni, imputato per la morte dell’amico Simone Bertelli. Erano insieme su una Golf sbandata e ribaltata alle 3 di notte. Era il 13 marzo 2010. L’inchiesta era stata inizialmente archiviata, perché vi sarebbe stato lo stesso Bertelli alla guida, e poi riaperta su istanza dei suoi genitori. Chi guidava l’auto appartenente a Bongini? Deve essere il dibattimento a chiarire se Bongini ha responsabilità, se insomma era lui a guidare come farebbe supporre la vicinanza al volante del sedile di guida: Bertelli era un ragazzone di 1,90 e non ci sarebbe mai entrato, Bongini è circa 1,75, come risulta dai documenti e da un’estemporanea comparazione fatta in aula con l’imputato presente.

Ma le parole del maresciallo dei carabinieri Gabriele Bezzini, sentito ieri come testimone perché intervenuto per i rilievi, pesano a favore della difesa (avvocato Veninata). Come pesano nella stessa direzione le parole del genetista Gustavo Caldora, incaricato di rilevare il dna all’interno dell’abitacolo: «Ho effettuato esami sugli airbag esplosi e in particolare sulla macchia centrale di ciascuno, per essere sicuro che le tracce, impresse nel giro di una frazione di secondo, fossero sicuramente riferibili a chi vi era seduto davanti: sull’airbag passeggero ci sono quelle di Luca Bongini». L’esperto ha scartato altre macchie di sangue nella parte esterna degli airbag e in tutto il resto dell’abitacolo perché non darebbero garanzie sul collocamento dei due giovani, anche a causa del ribaltamento. E anche perché l’auto era rimasta esposta agli agenti atmosferici per diverse settimane prima dell’esame, in un piazzale accessibile da tutti. E il dna è attendibile al 99,9 per cento.

Dunque alla guida vi sarebbe stato Bertelli. E non si spiega dunque perché il sedile era così vicino: lo aveva trovato così anche il maresciallo Marco Caprio, di corporatura robusta, che aveva accompagnato Caldora nell’accertamento. «Com’era all’incidente non lo so, perché non c’ero. So solo che quando sono entrato con le ginocchia toccavo il volante». Ci sono immagini del bar in cui Bongini era entrato in cui il giovane «si vede barcollante». E gli esami al pronto soccorso testimoniano la positività all’alcoltest.

I difensori di parte civile Luiso e Lottini, che assistono i genitori di Simone (Daniele e Anna Rita, ieri presenti), attendono di poter far sentire in aula i propri consulenti per confutare le affermazioni di Caldora, già comunque oggetto di critiche. Il processo prosegue il 17 luglio. E forse da oggi a quella data sarà ritrovata anche la Golf: era sotto sequestro nel piazzale di Aldo Ferrari, carrozziere autorizzato, che è però morto. «Abbiamo scoperto un mese fa - ha detto Luiso - che il piazzale era stato sgomberato e che le auto sono state portate via. Ma nessuno sa dove».

Pierluigi Sposato

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