Il Tirreno

Grosseto

Profanata una cappella sospettata la pista satanica

di Francesca Ferri
Profanata una cappella sospettata la pista satanica

Presa di mira a Sterpeto la tomba dei Pellegrini: ignoti spaccano la lapide ed estraggono i resti da una bara. L’appello della famiglia: «Chi ha visto, parli»

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GROSSETO. «Sono entrata nella cappella con le bambine e mia madre e ho visto che era tutto all’aria. Ho detto a mia madre: “Mamma, guarda che caos”. E poi ho visto mia nonna fuori dalla bara». Orrore e sgomento nel cimitero di Grosseto, dove la tomba della cappella privata della famiglia Pellegrini, noti imprenditori nel settore del rivestimento per la casa, è stata profanata. Un gesto mai successo nel cimitero del capoluogo maremmano, che resta ancora inspiegabile ma apre la strada a ipotesi inquietanti, non per ultima la traccia del satanismo.

Ad accorgersene è stata ieri intorno alle 10.45 Alessandra Pellegrini, figlia del fondatore dell'azienda Giorgio e della seconda moglie di lui, Lorenza Vanzetto. Alessandra era andata al cimitero con la madre e le due bambine. Nella cappella riposano il padre Giorgio, i fratellastri Daniele e Massimo, morti giovanissimi (il primo a 9 anni per essere stato investito, il secondo a 19 per un incidente di moto) e la nonna materna Giovanna, madre della signora Lorenza, classe 1912, qui sepolta dal 2002. E proprio sulla sua tomba si sono accaniti gli ignoti autori del gesto.

I profanatori – più che probabile pensare che abbiano agito più persone – sono entrati nella cappella, hanno spaccato il marmo, hanno tirato fuori la bara, l’hanno aperta con un piede di porco e hanno tagliato con una cesoia la bara di zinco. Hanno poi strappato il telo di protezione e sono arrivati ai resti della signora Giovanna.

«Un orrore – racconta Alessandra – un gesto inspiegabile. Hanno tirato fuori il corpo e hanno cercato di portare via le ossa ma non ci sono riusciti».

Il corpo è stato trovato per metà riverso sulla bara. «Noi siamo sotto choc, non riusciamo a spiegarci il perché di tanta ferocia. Mia nonna era una persona senza macchia, casalinga, morta da tanti anni. Non si può descrivere cosa si prova nel veder profanati i propri cari. Non ci sono spiegazioni, non so che dire», spiega la donna.

Alessandra ha subito chiamato gli addetti cimiteriali, che hanno avvertito le forze dell’ordine. Di turno, ieri mattina, c’erano le volanti della polizia, che sono arrivate sul posto e hanno perimetrato la zona per non farci entrare estranei. Il caso è quindi passato alla squadra mobile che, con gli uomini della scientifica, ha effettuati i rilievi.

Un rebus capire cosa abbia mosso la mano degli autori della profanazione. E quando siano entrati in azione. «L’ultima volta che siamo venuti al cimitero – prosegue Alessandra – è stata due settimane fa, ma mercoledì una signora di nostra fiducia è venuta a controllare che tutto fosse in ordine, e infatti così era».

Dunque i profanatori hanno agito nell’arco temporale che va da mercoledì sera a ieri mattina, con ogni probabilità la notte. Fonti della polizia parlano infatti di un lavoro di ore, impossibile da svolgere durante l’orario diurno.

Ma perché proprio quella tomba? Una scelta casuale o c’è un motivo preciso? E cosa cercavano i profanatori? Volevano trafugare oggetti di valore, o mettere in atto una vendetta, o forse si tratta di satanisti in cerca di resti mortali da usare in qualche rito? Alessandra Pellegrini esclude che qualcuno ce l’avesse con la famiglia, anche perché, in caso di vendetta, la persona più in vista della famiglia non era certamente la signora Giovanna. «Il capostipite era mio padre Giorgio – spiega – ma chiunque l’abbia conosciuto sa che era una persona integerrima, rispettato e amato da tutti. Escludo che possano avercerla con noi».

L’unico elemento che può aver indirizzato l’attenzione dei profanatori sulla cappella dei Pellegrini è la porta d’ingresso. «È difettosa, si apre e chiude male. È una porta “apribile” e forse questo ha fatto sì che scegliessero la nostra cappella. Quando siamo arrivate era accostata, ma non ne siamo rimaste sorprese».

Quanto al movente, Alessandra esclude che i profanatori abbiano voluto rubare qualcosa. «Nella cappella c’è un quadro di un certo valore del Martini, di circa 3mila euro, che aveva commissionato mio padre. Ma non l’hanno toccato».

Così come non hanno toccato i ritratti degli altri familiari che qui riposano. Unica consolazione, la polizia non ha rinvenuto tracce di riti satanici effettuati nella cappella. Ogni ipotesi, al momento, rimane però aperta.

Oltre a eventuali impronte nella cappella, gli investigatori hanno acquisito le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del cimitero, dalle quali potrebbero uscire dettagli importanti per ricostruire l’accaduto. Il magistrato di turno, il sostituto procuratore Laura D’Amelio, non ha disposto ulteriori accertamenti.

La famiglia chiede ora la collaborazione di tutta la comunità. «Se qualcuno ha visto qualcosa, si è accorto in questi giorni di qualcosa di strano, per favore, ce lo dica o lo dica alla polizia. Ci aiutino a individuare i colpevoli», è l’appello di Alessandra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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