Attenzione
«In via Saffi sono stato io E fatemi curare presto»
GROSSETO. Parla, Gino. Eccome se parla. Ha voglia di sfogarsi, in tutti i sensi. A parole, dice, dopo che nei giorni passati lo ha fatto contro le auto in sosta in via Saffi: «Sono stato io - ammette...
GROSSETO. Parla, Gino. Eccome se parla. Ha voglia di sfogarsi, in tutti i sensi. A parole, dice, dopo che nei giorni passati lo ha fatto contro le auto in sosta in via Saffi: «Sono stato io - ammette - La Nissan e la Opel. E ho cambiato strategia perché di sera mi stavano addosso: bravi, avete scritto bene quando avete notato che il vetro era stato rotto di giorno...».
Spaccalunotti, al secolo Gino Fatarelli, è carico, anche se le parole escono pacatamente. Corrono dentro di lui, parallelamente, la voglia di esibirsi e quella di farsi curare. Ma non doveva entrare in comunità già qualche giorno fa? «Ecco, il problema è proprio questo. Giovedì sono stato a Pistoia, ho avuto un incontro con il responsabile della coop sociale Gruppo Incontro, è durato un paio di ore. Alla fine mi hanno detto che mi prendono, ma soltanto per tre mesi. Ma come tre mesi? E dopo cosa faccio? Torno fuori a rompere le auto? Qui devono capire che se non mi curano non si finisce più. Io lì voglio starci almeno un anno».
Fatarelli aggiunge che il suo avvocato lo ha comunque consigliato di andare a trascorrere questi tre mesi perché poi da cosa nasce cosa. «Ma io non me lo aspettavo: tre mesi non mi stanno bene. Lì hanno anche un centro chiamato “doppia diagnosi” per le patologie psichiatriche: e se non va bene quello per me, quale va bene?».
Una telefonata alla Asl e il cronista apprende che i tre mesi sono il normale protocollo previsto per casi come questi: non c’è nulla di personale, è la regola che vale per tutti. «Eppure ho paura che non vogliano prendermi. Devo fare un altro colloquio con una psichiatra di Pistoia, della comunità: ma lo dobbiamo ancora fissare, prima devo mandare per fax le analisi del sangue che ho fatto qualche giorno fa». Due passaggi ineludibili: se Gino non li rispetta, le porte della comunità non si aprono.
E invece lui continua a uscire di casa: ma non aveva un divieto di allontanarsi nelle ore notturne? «Infatti adesso agisco di giorno. E ho anche allargato il giro. E non sono solo. Se mi sento troppo controllato, faccio spaccare ad altri...». Fatarelli, si rende conto di ciò che sta dicendo? E poi il malato è lei: che significato ha far spaccare ad altri? «Eh, io mi sento comunque appagato. È la vendetta...». Ma nei confronti di chi? Di chi ha la sola colpa di posteggiare in via Saffi? «Io sono malato e mi devono curare. I grossetani raccolgano le firme e mi facciano entrare in comunità».
Pierluigi Sposato
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