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«I medici hanno responsabilità»

Morte dopo la caduta, il pm impugna la sentenza di assoluzione

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ROCCALBEGNA. Nessuno dei nove medici che ebbe in cura Ferruccio Fontani può essere ritenuto esente da responsabilità. Ne è convinto il pm Maria Navarro che ha impugnato la sentenza di assoluzione pronunciata da gup Valeria Montesarchio (il fatto non sussiste) per l'ipotesi di omicidio colposo connessa al decesso dell'uomo (10 gennaio 2009, a Siena) caduto dall'olivo a Triana (8 dicembre 2008). Sarà dunque la Corte di appello a proseguire il cammino giudiziario per la morte dell'uomo di Semproniano, all'epoca 72 anni, nei confronti del quale comunque venne commesso «un marchiano errore», riconosciuto anche dal giudice di primo grado sulla base della perizia del professor Mario Gabbrielli, senza nesso tra il ritardo nella diagnosi e la morte.

Il pm crede che abbiano responsabilità, per quanto riguarda l'ospedale di Grosseto, Simone Governi «che errò nel refertare l'8 dicembre la negatività di lesioni traumatiche dalla lettura della radiografia»; Valerio Lunghi, che lesse la Tac nello stesso modo; Pierfrancesco Perani e Alberto Del Corona che il giorno dopo, esaminando radiografia e Tac - in sede di consulenza ortopedica il primo e neurologica il secondo - non rilevarono l'errore dei colleghi. Secondo il sostituto procuratore, vi sarebbero responsabilità anche a Massa Marittima: per Gianandrea Badiani, che il 15 dicembre, come consulente ortopedico per l'uomo ricoverato in medicina, non chiese un controllo radiografico o una Tac e che evidenziò l'assenza di «segni clinici di frattura«.

Fontani, le cui condizioni si aggravavano giorno dopo giorno, era poi tornato in ospedale a Grosseto, dal 23 al 31 dicembre, e anche in questo caso sarebbe stato omesso «un controllo radiologico per verificare la sussistenza di lesioni non ancora diagnosticate»: ne sarebbero responsabili Claudio Paradiso, Manuele Bartalucci, Simone Gallerini, Sergio Pieri e ancora Del Corona. Ancora per Governi, l'accusa non ritiene che il fatto che il paziente fosse in barella non radiologica e con collare ortopedico lo possa mandare esente da responsabilità, perché l'esame sarebbe stato dovuto comunque essere condotto in altra maniera. Il dottor Paradiso, sempre secondo Navarro, era il primario e dunque aveva «il dovere di vigilare sull'operato degli altri medici della struttura da lui diretta per evitare che da azioni od omissioni degli stessi possano derivare lesioni alla salute dei pazienti», arrivando perfino a poter avocare a sé il trattamento. «E' pertanto evidente - è il parere del pm - che soprattutto su di lui incombeva il dovere, di fronte al progressivo deterioramento del quadro clinico presentato dal paziente e causa del secondo ricovero, di prescrivere quel controllo radiologico che avrebbe evidenziato le lesioni dello stesso e consentito una diagnosi corretta». (p.s.)

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