Sicurezza
Un mini arsenale in casa Piscicelli
L’ingegnere condannato dopo un sequestro di armi da caccia effettuato dai carabinieri
STEFANO. Un altro grattacapo giudiziario per l’ingegner Francesco Maria De Vito Piscicelli. Questa volta non si tratta delle intercettazioni in cui si rideva per il terremoto dell’Aquila e nemmeno degli abusi edilizi alla Cacciarella, per i quali è stato recentemente condannato.
Questa volta è un problema di armi. Armi che l’ingegnere deteneva senza autorizzazione nella sua villa in località Spini Bianchi: perché erano state spostate dalla abitazioni in cui erano stati regolarmente denunciati a quella di Monte Argentario, senza che venisse ripetuta la denuncia all’autorità locale. Un problema che gli è costato una condanna a 200 euro di ammenda nonché la confisca e la distruzione.
I fatti risalgono all’ottobre 2010. Quel giorno i carabinieri al comando del luogotenente Bellavita erano intervenuti alla villa insieme al 118 perché l’ingegnere si era fatto male cadendo in casa. Nell’ingresso i militari avevano notato armi da caccia e munizioni privi di protezione e dunque facilmente raggiungibili da chiunque. Agli atti, risultava che Piscicelli potesse detenere solo una doppietta calibro 12. E invece lì c’erano anche una carabina Remington calibro 30, un fucile sovrapposto Beretta, un fucile Merkel calibro 9.3, una carabina ad aria compressa calibro 5.5, un fucile sovrapposto calibro 8x57 Beretta, un fucile monocanna Cosmi, una carabina calibro 8x60 e un fucile sovrapposto calibro 12 Beretta. I carabinieri erano così tornati e avevano messo sotto sequestro il mini arsenale.
Di fronte al giudice Stramegna, il pm onorario Bonasera aveva sollecitato 100 euro di ammenda. Il difensore Melandri di Roma aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato oppure, in caso di condanna, il minimo e la non confisca delle armi.
(p.s.)
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