Sicurezza
Un palloncino per combattere la sclerosi
Domani alle 10 all’Hotel Airone un convegno organizzato dai pazienti che hanno scelto il metodo “Brainflow”
GROSSETO. «Non potevo nemmeno prendere in braccio mio figlio, ora invece posso giocarci». È la voce emozionata di una mamma che parla. Per la mano tiene stretto il suo bambino, che ha 4 anni e la vivacità della sua età. Elena invece di anni ne ha 37 e da 14 sulla sua testa pende la spada di Damocle della sclerosi multipla. Piano piano, il suo corpo aveva cominciato a cedere il passo alla malattia. «Poi ho saputo dell’equipe Brainflow e ho scoperto di avere le vene giugulari occluse - racconta - quattro anni fa mi sono decisa e mi sono sottoposta all’intervento. Da allora, la mia vita è migliorata radicalmente». Le parole di Elena sono quelle di tante altre persone che si affidate al metodo Brainflow. Un metodo innovativo che verrà illustrato domani, a partire dalle 10 all’Hotel Airone, proprio dai medici che lo hanno ideato grazie alla collaborazione dell’associazione Sclerosi Angels onlus. E che offriranno ai pazienti anche la possibilità di sottoporsi a un ecodoppler gratuito. Un metodo che, anzichè prevedere l’utilizzo di farmaci, si affida all’angioplastica. In sostanza, l’equipe sottopone i suoi pazienti a un intervento che consiste nell’inserire un palloncino nelle vene giugulari del collo che, nel caso di persone che hanno la sclerosi, sono chiuse. I risultati, secondo gli studi di Brainflow, ci sono e sono incoraggianti.
«Dopo la gravidanza e l’allattamento le mie condizioni erano peggiorate - dice ancora Elena - e quando una mia amica ha letto su un giornale di questo nuovo metodo, ho deciso di farmi forza e tentare». Il cruccio della trentasettenne era uno, in quel momento. «Quello di non poter fare la mamma - spiega - di non avere la forza di crescere mio figlio che comunque aveva bisogno di me». Ha avuto paura, quando è entrata in sala operatoria. L’intervento è stato poco invasivo, ma comunque il suo fisico già debole sembrava averne risentito. «Il forte dolore dell'operazione ha però portato con sé una sorpresa tanto piacevole quanto inaspettata, almeno per la portata - spiega - già un attimo prima che mi comunicassero la fine dell'intervento ho sentito dei netti miglioramenti che sono andati via via aumentando già nel corso della stessa giornata. La mano era tornata pressoché normale, le gambe di nuovo attive e il continuo senso di debolezza quasi svanito. A distanza di quasi quattro anni dall'intervento posso dire con soddisfazione di avere guadagnato una qualità della vita migliore: gambe e braccia non hanno più risentito della malattia così come tutto il mio fisico. Certo, la malattia resta appesa sulla mia vita come una spada di Damocle e ci sono dei momenti, dei periodi, in cui compaiono stanchezza e debolezza ma durano il tempo degli stessi momenti che colpiscono le persone sane».
Non è un miracolo ma una tecnica: chi l’ha sperimentata, oggi, sembra che sia tornato a sorridere. Domani, l’esperienza di Elena sarà a disposizione di tutti, insieme a quella di altri pazienti, all’Hotel Airone. (f.g.)
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