Il Tirreno

Grosseto

gli esperti di viale europa

«Massacrati ancora vivi Non è una difesa delle pecore»

GROSSETO. Sono i Ris della veterinaria e a Grosseto hanno il centro di riferimento nazionale per il supporto di laboratorio. All’Istituto zooprofilattico di viale Europa, struttura tecnico...

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Sono i Ris della veterinaria e a Grosseto hanno il centro di riferimento nazionale per il supporto di laboratorio. All’Istituto zooprofilattico di viale Europa, struttura tecnico scientifica del ministero della Salute, passano tutti i casi italiani di reati su animali (224 solo nel 2012), compresi i 10 canidi uccisi di recente nel Grossetano.

«Un fenomeno che non ha eguali in nessun’altra parte d’Italia», precisa Rosario Fico, responsabile del Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria dell’Istituto, già veterinario del Parco nazionale d’Abruzzo, autore di libri sulla predazione. «In un mese abbiamo ricevuto quanto arriva in un anno dall’Abruzzo; pure e per noi è cosa anomala, segno di una gestione non adeguata del territorio».

«La ricchezza della fauna selvatica, di cui i lupi si cibano, giustifica poco le aggressioni alle greggi», spiega Remo Rosati, mancianese, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana. «Evidentemente, o sono in numero molto elevato, ed è probabile, o si sono addomesticati e hanno fatto uno scatto, un cambio di marcia nell’ecosistema, che dà loro maggiore confidenza con gli insediamenti umani». Le greggi, di cui la provincia è prima in Toscana per numero (i capi superano le 200mila unità), rappresentano un altro boccone. Che fare? «In una zona con così tanti allevamenti, bisognava tutelare meglio gli ovini, prima di fare il ripopolamento di lupi. La situazione è scappata di mano», spiega Rosati.

Le reti elettrificate contro i lupi sono efficaci secondo i due esperti, ma solo se usate con criterio. «Inutile darne a pioggia, andrebbero indirizzate a chi è più colpito senza interventi a pioggia», dice Fico.

Per farlo sarebbe utile conoscere la natura dei predatori, se sono cioè ibridi o lupi. Saperlo si può, con un tampone sulle ferite delle pecore: dalla saliva del predatore si risale al dna. Ma, pur avendo l’Istituto tutti gli strumenti, la legge non prevede questo esame.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. «Non posso parlare di singoli casi perché ci sono indagini in corso – spiega Fico –. In generale posso dire che questi dieci canidi che ci sono arrivati in generale sono stati uccisi con metodi a distanza: laccio, fucili e veleno. E massacrati quando erano ancora vivi». Cosa che fa escludere che siano state uccisioni necessarie a proteggere il gregge. «No, qui c’è una chiara volontà di infierire, c’è odio – spiega Fico –. E lo dimostra il fatto che, ad esempio, in Abruzzo, dove pure ci sono allevamenti e predazioni, la principale causa di morte dei canidi sono gli investimenti d’auto».

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa