Proteste
La strada non c’è più, Tatti nel dramma
La frazione massetana è, di fatto, quasi isolata. Per raggiungerla va fatto un lungo giro, di oltre 20 km in più
TATTI. Un paese che si sviluppa e vive lungo una strada. Una piccola comunità che da un giorno all’altro si ritrova con quella strada chiusa al transito, raggiungibile solo dall’alto. Succede a Tatti, dove le piogge dell’ultima settimana hanno provocato una frana disastrosa, con un fronte di oltre 30 metri. Qui l’omonima provinciale (la n° 53) resterà chiusa a lungo, con conseguenze e disagi per chi lavora e studia fuori e per la già fragile economia paesana. Tatti adesso si può raggiungere o lasciare solo dalla strada del Cerro Balestro (Prata - Pian dei Mucini - Massa Marittima - Gabellino), oppure percorrendo la provinciale (quella interrotta a valle) in direzione Meleta-Roccatederighi per poi riscendere verso Montemassi, Ribolla, Grosseto. Insomma, per arrivare in paese bisogna fare un vero e proprio viaggio, una ventina di km in più rispetto al solito. Loretta Nelli, che insieme alla famiglia gestisce il ristorante-pizzeria Il barrino, è molto preoccupata. Ha le lacrime agli occhi. «Stavolta si va a gambe ritte. Il nostro locale, oltre agli amici di Tatti, si regge prevalentemente su una clientela di transito (per colazioni, caffè) e su comitive e famiglie di Follonica, Ribolla, Bagno (per pranzi e cene). Questi non verranno più con la strada chiusa. Devono fare un giro lunghissimo. Figuriamoci. Non ho proposte, ma vorrei capire quali sono i tempi e soprattutto avere la certezza che non verremo abbandonati».
Ha ragione, Loretta. Sulla stessa lunghezza d’onda Plinio Cillerai, uno degli animatori del paese, il quale su Facebook, nel gruppo “I Love Tatti”, ricorda preoccupato un precedente poco rassicurante: «Quando accadde l’altra volta - la frana era un po' più a valle - iniziammo a tribolare nel settembre del 2010 e si terminò ad aprile del 2013. Stavolta la situazione è più grave. Spero se ne rendano conto. Nel disagio ci facciano almeno risparmiare lettere, fotografie, pianti e beli, come la volta scorsa».
In effetti la lingua di asfalto che collega la Collacchia con le Colline Metallifere è da sempre sottoposta a smottamenti. Qualcosa di simile, seppure con un fronte più ridotto, era già accaduto 4 anni fa. I tatterini, gente di spirito, a un certo punto (visto che la Provincia non interveniva), decisero di abbellire quel crepone sull’asfalto con una creazione artistica, una gigantesca, inquietante scultura (un’enorme mano). Un abbinamento azzeccato, che dava l’idea di una location per un film catastrofico. Così arrivò l’attenzione dei media e subito dopo anche i lavori… Le acque piovane, quando le precipitazioni sono particolarmente prolungate e intense, finiscono per inzuppare il terreno, si infiltrano sotto la superficie procurando strappi nella carreggiata. Eppure, a monte, ci sono i gabbioni e altre opere che nel tempo sono state realizzate per ridurre il fenomeno.
Si lamentano anche studenti e lavoratori, molti dei quali gravitano su Follonica e devono allungare il tragitto. Senza contare chi, a Tatti, deve andarci per rifornire la Coop, il ristorante, per portare via i rifiuti o per trasportare passeggeri, come Tiemme, che ha istituito una navetta per Collacchia-Meleta. E speriamo non serva mai l’ambulanza… Ma c’è anche chi sta pensando a una viabilità alternativa, a monte o a valle della frana: un tratturo, una strada di campagna che seppure precaria permetterebbe almeno ai mezzi leggeri di evitare tanti km in più.
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