Il Tirreno

Grosseto

«Per i calendari venatori servono dati esatti»

«Per i calendari venatori servono dati esatti»

Strianese (Caccia, Pesca, Natura) sul progetto di tre ricercatori grossetani per classificare le predazioni dei gatti domestici tornati allo stato selvatico

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GROSSETO. Luigi Strianese, responsabile provinciale del movimento Caccia Pesca Natura parla di una nuova sfida del modo venatorio, cioè dell'impegno a incentivare la raccolta di dati scientifici, per conoscere meglio ogni specie e lo stato di salute della fauna selvatica. «È dai dati, infatti - attacca Strianese - che derivano i calendari venatori nelle varie regioni italiane ed è sui dati che 9 volte su 10 si improntano i dibattito con il mondo animal-ambientalista». Per questo motivo le associazioni venatorie locali (Cpa, Liberacaccia e l'associazione Maremmane Cpn) hanno deciso di incentivare lo studio di tre giovani ricercatori grossetani - Emiliano Mori, Mattia Menchetti e Leonardo Ancillotto - sulla presenza del gatto domestico.

«Attualmente le specie introdotte dall'uomo, cosiddette aliene, rappresentano la seconda causa principale di perdita della biodiversità globale. Le specie ferali sono invece quelle che, una volta addomesticate, ritornano alla vita selvatica dove possono sopravvivere e riprodursi indipendentemente dall'uomo. Tra esse, i gatti domestici (Felis silvestris catus) rappresentano il principale predatore in varie aree geografiche. Il loro impatto sulla biodiversità indigena è spesso sottostimato per l'affiliazione emotiva che lega la specie all'uomo». Il gatto, secondo Cpn, è oggi elencato tra le 100 specie invasive più nocive del mondo, avendo contribuito all'estinzione di 33 specie selvatiche, sia sulle isole sia sulla terraferma. È inoltre responsabile dell'inquinamento genetico del gatto selvatico, specie invece autoctona e d'interesse conservazionistico.

E dalla Maremma è partito il progetto volto a raccogliere dati sulle predazioni che i gatti domestici esercitano sui territorio nazionale, sia gatti rinselvatichiti, sia gatti di casa lasciati liberi di uscire.

«Essendo un progetto fino a oggi autofinanziato è stato scelto di sfruttare la citizen-science, ovvero sono state coinvolte persone comuni (proprietari di gatti), sponsorizzando il progetto su blog, social network, luoghi di aggregazione e università. I dati da inviarsi ad un indirizzo email creato per questa scopo (catspredations@gmail.com) includono: specie predata (preferenzialmente con fotografia annessa), coordinate geografiche e data. Una volta validati con approccio expert-based, i dati sono immessi in un database gestito dai tre ricercatori. Nei primi otto mesi di raccolta dati, e stata riscontrata una buona partecipazione del pubblico; oltre 1250 i dati di predazione, 111 dei quali a danni di specie cacciabili. La maggioranza delle predazioni e concentrata nella stagione primaverile ed estiva, quando i mammiferi si riproducono e gli uccelli nidificano, nonché quando si concentrano le principali immissioni e ripopolamenti di selvaggina». (g.b.)

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