Il dolore
Comune: pronta la causa al Ministero della Giustizia
Lo Stato da tre anni non rimborsa le spese di mantenimento degli uffici giudiziari In ballo circa due milioni, la giunta Bonifazi avvia il percorso dell’azione legale
GROSSETO. Il Comune di Grosseto è pronto a trascinare in Tribunale... il Ministero della Giustizia. Ovviamente per una questione di soldi. Tanti soldi: più o meno due milioni di euro (la cifra per ora è solo una stima) che lo Stato deve all’ente locale come rimborso delle spese che l’ente stesso (per legge) sostiene per garantire l’amministrazione della giustizia in città. Denaro che il Ministero dovrebbe trasferire a cadenza annuale, ma che invece a Grosseto non arriva ormai dal 2010.
Tre anni di arretrati, dunque, a formare un credito “inesatto” la cui entità – di questi tempi – rischia di far saltare i già fragili equilibri delle casse comunali. Una eventualità che poi (oltre al danno la beffa) verrebbe sanzionata aspramente da quello stesso Stato che non paga i suoi debiti.
L’ultimo saldo, come detto, risale al 2010. Dopodiché 2011, 2012 e 2013 passano senza che Roma versi un solo centesimo di quei circa 600mila euro che il Comune di Grosseto mette ogni anno nel bilancio preventivo alla voce entrate. La pazienza ha un limite, così martedì pomeriggio la giunta Bonifazi ha deciso di rompere gli indugi: una delibera di indirizzo che avvia, di fatto, l’azione legale nei confronti del Ministero della Giustizia per ottenere il dovuto.
Il primo passo è tutto sommato “soft”: trattandosi solo di un “indirizzo”, appunto, ancora non si è neppure definita la modalità dell’azione legale da intraprendere. Ma il dado è tratto e al Ministero sta ora la scelta: provvedere o andare allo scontro.
A quanto sembra il Comune di Grosseto non è l’unico capoluogo di provincia ad avere questo problema. E la mossa di mostrare i muscoli allo Stato avrebbe diversi alleati all’interno dell’Anci.
Grosseto però, rispetto ad altre città, ha un problema in più e non di poco conto: sin dal 2012, infatti, il Comune qui è costretto a sobbarcarsi _ oltre alle routinarie seppure onerose spese di mantenimento degli uffici e dei servizi – anche gli “straordinari” legati al processone Concordia. Un procedimento kolossal che, soltanto per il 2014 appena cominciato, si prevede costi alla collettività grossetana non meno di 90mila euro. E siccome fin qui dal Ministero per l’affaire Concordia non è arrivato un euro (basti pensare alle spese per l’uso del Teatro Moderno come aula di udienza), la giunta ha deciso di spingere sull’acceleratore della riscossione forse anche per evitare che la “pigrizia” del Ministero non si trasformi in definitivo oblio.
Il sasso, dunque, è lanciato. «Costringere un servitore dello Stato a fare causa allo Stato non è bella cosa», disse qualche giorno fa il sindaco di Sorano dopo aver diffidato ufficialmente un altro ministero insolvente. Ma di questi tempi è mors tua, vita mea. E la prova di forza, quando ci vuole ci vuole. (e.g.)
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