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i progetti del candidato

Benini sta dando... i numeri E “gioca” con il prefisso 0566

FOLLONICA. Zero, cinque, sei, sei. È il prefisso telefonico di Follonica, diventato un codice identificativo della città. Tanto da essere portato in curva Fiesole dai sostenitori viola del golfo....

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FOLLONICA. Zero, cinque, sei, sei. È il prefisso telefonico di Follonica, diventato un codice identificativo della città. Tanto da essere portato in curva Fiesole dai sostenitori viola del golfo.

Numeri che ora anche Andrea Benini vuole ripercorrere per declinare le idee da mettere in campo in questa corsa alle primarie di centrosinistra, che lo vede in contrapposizione con Cinzia Tacconi, Francesco De Luca, Giosuè Ariganello e Gianluca Casini. Zero sono le poltrone, cinque le cattive abitudini che la politica deve perdere, sei gli obiettivi da raggiungere e altrettanti sono gli ostacoli da rimuovere dal cammino.

Tra tutti però, forse è proprio lo zero a farsi sentire maggiormente: «Se perderò - spiega il vicesindaco - non assumerò nessun ruolo nella prossima auspicabile giunta di centrosinistra: la politica deve tornare a essere un impegno civile e non un metodo per distribuire incarichi». Zero poltrone, appunto.

Cinque, invece, sono gli assessori che comporranno l'eventuale giunta Benini, che taglierà quello alla partecipazione. «Servono cinque assessori immersi nella vita cittadina». Gioca con il prefisso, il democratico. Scandisce numeri e proposte ribadendo che «0566 racchiude il progetto per Follonica».

E sono sei appunto gli obiettivi che ha in mente per la città. Il primo, spiega, è completare il Parco Centrale come un cuore pulsante, prevedendo una card unica per tutti i musei, anche in una visione sovra-comunale. Il secondo, invece, riguarda il decoro urbano. «Voglio scommettere sulla cura della città investendo più soldi, utilizzando anche parte dell'imposta di soggiorno».

A seguire vengono scuola (con la proposta di un campus nel futuro Parco Centrale), sanità (con la creazione della Casa della Salute), valorizzazione di nautica e prodotti locali e infine ma non ultimo, anzi, il lavoro. «Facilitare le nuove imprese e semplificare la burocrazia, aprire un Centro servizi per start-up d'impresa, che promuova produzioni locali e un tavolo operativo che riunisca tutti i soggetti interessati», è il progetto.

Ancora sei, per concludere il prefisso, sono quelli che benini chiama «impedimenti da rimuovere». Ovvero, burocrazia per le imprese e i cittadini, le difficoltà per riqualificare gli alberghi, gli ostacoli per l'ampliamento della raccolta differenziata, la vecchia mobilità (puntando su un nuovo sistema parcheggi e piste ciclabili), alla cultura intesa come un lusso a cui si può rinunciare e infine la paura che paralizza la società: «creare fiducia con politiche di inclusione, di riconoscimento di giustizia e cittadinanza».

Alfredo Faetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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