Il Tirreno

Grosseto

Ancora senza un nome il cadavere di Pratoranieri

di Francesca Gori

Dall’autopsia nessuna indicazione sull’identità: si tratterebbe di un anziano Sfuma l’ipotesi che quel corpo appartenga ad Antonio Proia, disposto il Dna

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FOLLONICA. Maschio di circa settant’anni, alto, corporatura robusta, pelle bianca. Senza avambracci, probabilmente staccati a morsi da qualche animale prima che il suo corpo venisse trascinato dall’acqua e poi restituito sulla spiaggia di Pratoranieri.

Sono questi i primi elementi emersi dall’autopsia effettuata ieri mattina all’obitorio del Misericordia dall’equipe medico legale guidata da Matteo Benvenuti insieme al tecnico Marco Doretti dell’università di Siena.

Elementi che per ora non svelano l’identità di quel corpo, ormai in avanzato stato di decomposizione, trovato sulla battigia da una ragazza che era andata a fare una passeggiata con il suo cane. Addosso, aveva soltanto un calzino di spugna e anche riconoscerlo attraverso l’impronta dentaria è stato impossibile. Quella bocca, non aveva nemmeno più un dente.

Dall’esame non sarebbero emerse cause di una morte violenta anche se per conoscere le risposte sull’ennesimo mistero della Maremma, si dovrà aspettare ancor un po’ di tempo.

Il sostituto procuratore Laura D’Amelio ha infatti disposto l’esame del Dna, per capire se nella banca dati delle forze dell’ordine esiste qualcuno con quel patrimonio genetico che risulti essere scomparso. Perché il dubbio che si potesse trattare di Antonio Proia, l’ottantatreenne scomparso all’inizio del novembre scorso da Follonica, sembra ormai un’ipotesi remota. Il corpo che il mare ha restituito due giorni fa potrebbe essere stato portato sulla spiaggia di Follonica dalle mareggiate dei giorni scorsi. Morto da diversi mesi, l’uomo però potrebbe essere finito in un corso d’acqua e trascinato via dalla piena dopo essere però rimasto a contatto con la terra. Insomma, potrebbe essere morto in qualunque dei boschi della Maremma ma anche del cecinese, per esempio, ed essere poi stato portato dalla piena fino a quello spicchio di spiaggia.

Proprio per questo, l’equipe guidata dall’anatomo patologo Matteo Benvenuti ha estratto anche alcuni frammenti ossei per consentire una mappatura del dna dell’uomo e effettuare eventuali confronti.

Nella lista degli scomparsi della nostra provincia, però, non c’è nessuno che abbia quelle caratteristiche. Ci sono soltanto due nomi: quello di Francesca Benetti, la cinquantacinquenne di Valdagno scomparsa dalla villa di Potassa e, appunto, Antonio Proia. Ma le caselle che corrispondono a questi due nomi, ancora, non sono state sbarrate. E, dai primi risultati dell’autopsia, non lo saranno nemmeno questa volta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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